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giovedì 16 aprile 2015

"GABRIELLE": QUEL TABU' CHIAMATO DIRITTI DEL DISABILE.


Il Festival del Film Francofono di Roma 2015 è stato organizzato dall’Institut Français Centre Saint-Louis, e sponsorizzato dalle missioni diplomatiche in Italia dei Paesi francofoni Albania, Belgio, Canada, Francia, Libano, Lussemburgo, Marocco, Senegal, Svizzera e Tunisia. Dopo una settimana di proiezioni, il 31 Marzo è stata la sera delle premiazioni. A vincere come Miglior Film, tra rinomati concorrenti (come il multi-celebrato Timbuktu) è Gabrielle, film canadese diretto da Louise Archambault. La vittoria non è arrivata per sceneggiature straordinarie o disavventure adrenaliniche, quanto per la storia presentata e le questioni sollevate. 
Una ragazza disabile e con ritardo mentale, può amare un coetaneo che si trova nella sua stessa situazione? Un disabile, se avverte un anelito di libertà e indipendenza, può farsi una vita propria? Quanto siamo disposti ad accettare, e comprendere, le esigenze di un diversamente abile?
Cominciamo dall'inizio e dalla protagonista che da' il nome al film.. [leggi il post completo su www.lavocedelgattopardo.com].

POST PUBBLICATO il 1/4/15 su LA VOCE DEL GATTOPARDO
Fabrizio Giovanni Vaccaro

lunedì 18 marzo 2013

PARADISI ARTIFICIALI. IL POEMA DELL'HASCISC.

Mi sentivo come un cavallo impazzito, e che correndo verso l'abisso, vuole fermarsi, ma non può. Era infatti un galoppo raccapricciante, e il mio pensiero, schiavo della circostanza, dell'ambiente, dell'evento fortuito e di tutto ciò che si può presupporre nella parola caso, aveva assunto un carattere di pura e assoluta rapsodia. Troppo tardi! ripetevo a me stesso, di continuo, con disperazione. Quando finì questo stato di sensibilità, che mi parve durare un tempo infinito e che occupò forse che qualche minuto, quando credetti di immergermi nella beatitudine, così cara agli Orientali, che tien dietro a questa fase di furore, fui oppresso da una nuova pena.
Charles Baudelaire

domenica 13 maggio 2012

MADRI di Barbara Cupisti

Storie dolorosissime che però BISOGNA vedere per comprendere davvero ciò di cui si sta parlando. Citando i Queen "No wrong, no right. I'm gonna tell you there's no black and no white".
Gabriele Gianino




mercoledì 25 aprile 2012

PENSO - di Francesco Giordano

Penso che nella vita sia molto più importante sapersi comportare con le persone che diventare macchine infallibili nel proprio mestiere.
Penso che assolvere bene al proprio ruolo nella società sia fondamentale anche per sapersi comportare bene con le persone.
Penso che bisogna parlare.
Penso che una sfortuna può essere una fortuna.
Penso che Gaber aveva ragione quando diceva: ”mi fa male … che basta che mi faccia male un dente che non mi fa più male il mondo”.
Penso che un uomo non ha bisogno di niente se ha l’autostima.
Penso che ha bisogno di tutto per farsela, l’autostima.
Penso che vivere è molto meglio di pensare, ma senza pensare la vedo dura vivere.
Penso che se persino io ho imparato la matematica; allora non c’è niente che l’uomo non possa fare con la sua volontà.
Penso che la volontà non si compra alla SMA.
Penso che bisogna imparare a imparare.
Penso che vivere senza capire è come recitare se stessi.
Penso che interpretare se stessi è il primo passo per diventarlo, purché si abbia la consapevolezza della recita, purché non si faccia della recita la propria vita.
Penso che la bellezza esteriore è una cosa che se c’è è meglio.
Penso che la bellezza interiore se non c’è meglio che non ci penso.
Penso che se sei bello dentro riesci ad esserlo anche fuori, se lo sei fuori non ci sono garanzie sul dentro.
Penso che abbiamo bisogno di molte meno cose di quelle con cui viviamo.
Penso che abbiamo bisogno di molte più cose di quelle con cui viviamo.
Penso che i militari sono più rispettati dei pacifisti …
… Penso non sia giusto.
Penso che una scelta è una scelta, se giusta o meno dipende da quello che farai dopo averla presa.
Penso che il futuro incide sul presente allo stesso modo di come il presente incide sul futuro.
Penso che l’uomo abbia grandi potenzialità è che non si impegna … (come a scuola).
Penso che l’uomo prima di evolversi in “Berlusconi” avrebbe potuto decidere di restare animale.
Penso che ci sono momenti nella storia che sono andati persi per sempre:
… delle carezze date una sera i mille anni fa da un giovane uomo ad una giovane donna,magari nello stesso punto in cui mi trovo io adesso, che nessuno potrà mai conoscere.
… Penso che ci sono infamie e tirannie che nessuno potrà mai conoscere.
Penso che in fondo il sole non si sia stancato di illuminarci.
Penso che la luna si sia rotta le palle di essere romantica (magari gli piacciono i film di Schwarzenegger).
Penso che a pagare è sempre chi non può far pagare.
Penso che Dio non esiste, mi rifiuto di credere sia così strafottente.
Penso che l’universo non sia grande come sembra.
Penso che l’atomo sia molto più grande di quello che sembra.
Penso che un uomo non può riuscire a vivere in ogni habitat, il genio è chi riesce a creare la sua nicchia ecologica in ogni habitat.
Penso che le guerre siano giuste , se fatte dalle persone giuste, con i motivi giusti, nei posti giusti,al momento giusto …
… mi sfuggono però le persone, i motivi, i posti e i momenti giusti.
Penso che aveva ragione George Bernard Shaw quando diceva: “ la vita non è trovare se stessi la vita è creare se stessi”.
Penso che potrei continuare a pensare
Penso che mi fermerò qui …
… ma soprattutto PENSO …

mercoledì 4 aprile 2012

IL BELLO DELLA GUERRA. di Oriana Fallaci

Il vero soldato mente a sè stesso quando dice di odiare la guerra. Egli ama in modo profondo la guerra. E non perchè sia un uomo particolarmente malvagio, assetato di sangue, ma perchè ama la vitalità che (per quanto paradossale possa sembrare) la guerra porta dentro di sè. Con la vitalità, la sfida e la scommessa e il mistero di cui essa si nutre. Sul palcoscenico della gran commedia che ha il nome "pace" il mistero non esiste. Sai già che lo spettacolo si compone di alcuni atti e che dopo il primo atto vedrai il secondo, dopo il secondo vedrai il terzo: le incognite riguardano solo lo sviluppo della storia narrata e il suo epilogo. Sul palcoscenico della gran tragedia che ha nome "guerra", invece, non si sa mai cosa accadrà. Che tu ne sia spettatore e interprete, ti chiedi sempre se vedrai la fine del primo atto. E il secondo è una possibilità. Il terzo, una speranza. Il futuro, un'ipotesi. Puoi morire in qualsiasi momento, alla guerra, e in qualsiasi momento puoi restar ferito cioè venir tolto dal cast o dal recinto del pubblico. Tutto è un'incognita lì, un interrogativo che tiene col fiato sospeso, ma proprio per questo ci vibri d'una vitalità esasperata. I tuoi occhi sono più attenti, alla guerra, i tuoi sensi più svegli, i tuoi pensieri più lucidi. Scorgi ogni particolare, percepisci ogni odore, ogni rumore, ogni sapore. E, se hai il cervello, puoi studiarvi l'esistenza come nessun filosofo potrà mai studiarla: puoi analizzarvi gli uomini come nessun psicologo potrà mai analizzarli, capirli come non potrai mai capirli in un tempo e in un luogo di pace. Se poi sei un cacciatore, un giocatore d'azzardo, ti ci diverti come non ti sei mai divertito e non ti divertirai mai nel bosco o nella tundra o al tavolo della roulette. Perchè l'atroce gioco della guerra è la caccia delle cacce, la sfida delle sfide, la scommessa delle scommesse. La caccia all'Uomo, la sfida alla Morte, la scommessa con la Vita. Eccessi di cui il vero soldato ha bisogno.
Ne ha bisogno perchè di tali eccessi egli vede i lati positivi, i vantaggi che ne ricava. Via i problemi quotidiani, gli assilli che in tempo e luogo di pace gli sembravano così gravi e magari lo erano: i figli da allevare, le tasse da pagare, i debiti da saldare, l'esame da sostenere, l'impiego da mantenere. Via le necessità che laggiù ed allora gli parevano insopprimibili: l'aria condizionata da istallare, l'automobile da cambiare, il cappotto da comprare, il molare da incapsulare, le vacanze da organizzare. Quando la morte può ghermirti in qualsiasi momento e sopravvivere è l'unica cosa che conti, il resto diventa una faccenda irrisoria. Di conseguenza il vero soldato non sa stare lontano dalla guerra, e appena trova un pretesto le corre incontro senza curarsi dei pericoli che dovrà affrontarvi, dei disagi che dovrà subirvi, delle pene che dovrà patirvi, delle infamie che dovrà compiervi. E se non vi muore, se non vi lascia un pezzo del suo corpo, tornando a casa ne avrà una nostalgia nella quale si consumerà fino al prossimo pretesto poi fino alla tomba. Non parlerà d'altro. Infastidirà i parenti e gli amici coi suoi ricordi di guerra, i suoi racconti di guerra, le sue esperienze di guerra, li annoierà con la storia del giorno in cui una fucilata lo sfiorò d'un pelo, della sera in cui una bomba gli cadde quasi addosso, della notte in cui lui e i suoi compagni si trovarono chiusi in un cerchio di fuoco sicchè temevano di non vedere il sorgere del sole: invece lo videro e si lanciarono al contrattacco e lasciarono sul campo i cadaveri di trecentoventi nemici. Sì, nessun divertimento e nessuna avventura gli sembreranno mai paragonabili a quelli che ebbe alla guerra, e privo di lei appassirà. Ingrasserà, invecchierà. Il vero soldato è un masochista. E' anche un egoista che non si preoccupa di quello che fa, delle conseguenze che i suoi gesti avranno su sè stesso o sul prossimo, e di rado si pone interrogativi morali: mentre il treno o la nave o l'aereo lo portano verso i pericoli e i disagi e le pene e le infamie che vi affronterà, egli pensa soltanto che sta andando incontro alla sua liberazione. Alleluja! I ceppi del sodalizio sociale sono tagliati, i fastidi della famiglia sono accantonati, gli sbadigli di noia sono dimenticati, e con essi le regole che stabiliscono il bene o il male. Alleluja! Tra poco si incontrerà faccia a faccia con la Morte cioè con la Vita. E sarà in pace con se stesso.

da Insciallah
1990

venerdì 2 marzo 2012

NELLE COSE BELLE. di Gianmarco Catalano


E' piacevole stare seduto sugli scogli, specie nel periodo invernale, quando non troppo lontana s'inizia a sbirciare la primavera. Il mare di marzo è affascinante. Il sole è tiepido, scalda ma non cuoce. Un leggero vento fresco accompagna la lettura di un buon libro, slegando i nodi dei più profondi pensieri.
Accanto a me un pescatore. Canna a mulinello, gamberetti per esca, due secchi e un berretto verde. Tutto pronto per il lancio.
Il mare è impegnato a giocare con la scogliera, accarezzandola con onde lente e profonde. Poi inforza, l'onda sbatte più forte, il gioco s'inasprisce e la risacca resta a ornare i fianchi spigolosi dell'isolotto.
Regna il profumo del sale. Il cielo libero si tinge di bianco all'orizzonte.
L'acqua torbida lascia intravedere solo le ombre sparse dei suoi fondali. 
Sull'altra riva, oziano alcuni bagnanti, li trovi lì tutto l'anno, nelle giornate soleggiate, a sfidare le temperature rigide delle acque. S'immergono allegramente senza mostrare il minimo segno di sofferenza. Questione d'abitudine.
Sulla mia sinistra, quel faro ammaccato si consola della compagnia di un guardiano pittore.
Il pescatore è giunto alle terza issata a vuoto. Ci vuole pazienza.
Volto il capo di novanta gradi e scorgo insensate brutture in cemento, che me ne riportano alla mente altre ancora più squallide, a pochi chilometri da qui.  Continuano a sfrattare la campagna costretta ad arretrare. Ecco, adesso è sopraggiunta la collera.   
Ville e palazzoni abnormi e abominevoli.  Recinti da caserme tracciano grigi cortili ed ecomostri.  Dov'è la Bellezza?  Rara e oramai ripudiata da straniera nella sua terra natìa. Ne abbiamo smarrito il senso, la cultura. Una regressione imperdonabile spacciata per 'sviluppo'.
"Bisognerebbe educare la gente alla bellezza - diceva Peppino Impastato - perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore".
Riporto lo sguardo al mare che ho di fronte, lasciando agli occhi il privilegio di perdersi. Gli irriducibili bagnanti si preparano a tornare a casa per il pranzo.  Il sole inizia a ustionarmi e il venticello s'è ritirato. L'onda incalza e gli spruzzi schiumosi saltano ritmicamente.
Dovremmo vivere più spesso la semplicità nella Bellezza, e ricordarcene. Per non rassegnarci.



sabato 11 febbraio 2012

NON C'E' NIENTE DA RIDERE... di Francesco Giordano

Come posso amare la mia vita quando questa è possibile solo dalla morte di molti miei fratelli !?
Non mi riferisco soltanto a coloro cui rubo tutta l’acqua da bere o tutto il grano da mangiare in cambio di “aiuti” che mi permettono di continuare a derubarli.
Mi riferisco anche a tutti i fratelli che uccido senza dargli minima possibilità di sopravvivenza. 
Tutti i fratelli che uccido col mitra in mano, perché la guerra serve a far muovere la macchina che mi tiene in vita.
Una macchina invisibile che “trasferisce” vita da una parte all’altra del mondo con la stessa facilità con cui fa sparire e riapparire denaro da quella a quell’altra parte del mondo.
Come posso amare la mia vita quando essa stessa sta distruggendo le condizione che l’hanno permessa !?
Ognuno di noi ha tanti fantasmi attorno, i fantasmi dei fratelli che loro malgrado hanno sacrificato la loro vita per la nostra.
Il nostro ringraziamento?
Continuare a vivere, ed oserei dire, osannare tutto ciò che alimenta la macchina invisibile.
Rifiutare ospitalità a coloro i quali rubiamo il pane.
Provare pena per coloro i quali non siamo disposti a ricambiare la cortesia.
Una sola cosa mi fa sopportare l’essenza meschina della mia vita; il fatto che coloro cui rubo l’acqua, il riso, la vita non sono indifesi, hanno un arma di cui io non dispongo: il sorriso.
In questo si intravede finalmente un briciolo di giustizia io sono condannato a scontare il mio ergastolo di tristezza, sia pure mascherato da quel finto sorriso che mi ritrovo, mentre devo rassegnarmi a non poter rubare alla vittima anche la felicità.

In ricordo di un’altra strage del nostro tempo mi piacerebbe concludere semplicemente con un: RESTIAMO UMANI.


giovedì 2 febbraio 2012

RINGRAZIAMENTO - di Wislawa Szymborska - da "Vista con granello di sabbia"

Ieri, in sonno, è deceduta una grande poetessa e filologa polacca: Wislawa Szymborska, insignita del premio nobel del '96 "per la capacita' poetica che con ironica precisione permette al contesto storico e ambientale di venire alla luce in frammenti di umana realta". Riporto una sua poesia, scelta tra tante solo perchè mi piace molto. M.Z.


Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.

La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.


Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l'amore non può darlo,
nè riesce a toglierlo.


Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come un orologio solare,
capisco
ciò che l'amore non capisce,
perdono
ciò che l'amore non perdonerebbe mai.


Da un incontro a una lettera
passa non un'eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.


I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.


E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che si trovano in ogni atlante.


E' merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perchè mobile.


Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.


"Non devo loro nulla" -
direbbe l'amore
su questa questione aperta.

lunedì 9 gennaio 2012

PERO', AD AUGUSTA, NON NASCERA' PIU' NESSUNO.

Governo sordo e imperturbabile, governo cieco.

Nega l'evidenza, con  disarmante leggerezza 
fa ciò che non dovrebbe. 


E' il governo Siciliano. 
FGV 



Augusta, Giugno 2010


Dalla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana in data 5.1.2012, pag. 49 e segg.: Decreto Assessore alla Salute del 2 dicembre 2011 "riordino e razionalizzazione della rete dei punti nascita". I PUNTI NASCITA NELLA PROVINCIA DI SIRACUSA SONO TRE: SIRACUSA, AVOLA, LENTINI.
Non credo ci siano commenti da fare. V.I.
Augusta, Gennaio 2012

giovedì 15 dicembre 2011

I DADI ETERNI

Mio Dio, sto piangendo l'essere che vivo;
e mi pesa aver mangiato il tuo pane;
ma questa povera argilla pensosa
non è crosta fermentata sul tuo fianco: tu non hai Marie che se ne vanno!

Mio Dio, se tu fossi stato uomo,
oggi sapresti essere Dio;
ma tu, che sei sempre stato bene,
nulla senti della tua creatura.
L'uomo, invece, ti soffre: il Dio è lui!

Oggi che brillano ceri nei miei occhi
stregoneschi di dannato,
mio Dio, accenderai le tue candele,
e giocheremo con il vecchio dado...
Forse, oh giocatore, gettando le sorti
dell'universo intero,
verranno fuori le occhiaie della Morte,
come due funebri uno di fango.

Mio Dio, e in questa notte sorda, oscura,
giocare non potrai, perchè la Terra
è un dado consumato e ormai rotondo
a forza di ruotare sempre a caso,
e soltanto in un vuoto può fermarsi,
il vuoto di un'immensa sepoltura.

Cèsar Vallejo
Gli araldi neri

giovedì 14 luglio 2011

SEMPER EADEM di Charles Baudelaire

" Cosa è mai questa strana tristezza che t'assale
- dicevi - come il flutto lo scoglio ignudo e nero? "
- Fatto ch'abbia vendemmia il nostro cuore, è male
vivere! Questo, ormai, per nessuno è un mistero;

è un semplice dolore, di cui ciascun s'avvede,
e che, come il tuo giubilo, aperto si sprigiona.
Smetti, bella curiosa, smetti dunque di chiedere,
e taci, anche se dolce la tua voce risuona!

Taci, anima ignara: tu in estasi rapita,
tu dal riso di bimba! Non sai? Più che alla Vita,
alla Morte legati siamo invisibilmente.

Oh, lascia ch'io m'inebri d'una mentita forma,
e anneghi nei tuoi occhi come in un sogno, e dorma
all'ombra delle tue belle ciglia, lungamente.
da "I fiori del male"

martedì 23 marzo 2010

INVICTUS di William Ernest Henley

Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all'altro,
ringrazio qualunque dio esista
per l'indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l'angoscia.
Sotto i colpi d'ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l'Orrore delle ombre,
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.

giovedì 18 marzo 2010

LA SABBIA DEL TEMPO di Gabriele D'Annunzio, con ANALISI INTERPRETATIVA di Fabrizio Vaccaro

Come scorrea la calda sabbia lieve
Per entro il cavo della mano in ozio,
Il cor sentì che il giorno era più breve.

E un'ansia repentina il cor m'assalse
Per l'appressar dell'umido equinozio
Che offusca l'oro delle piagge salse.

Alla sabbia del Tempo urna la mano
Era, clessidra il cor mio palpitante,
L'ombra crescente d'ogni stelo vano
Quasi ombra d'ago in tacito quadrante.

ANALISI

Brevità, ansia, tempo: con queste tre parole si può sintetizzare la poesia "La sabbia del tempo" di Gabriele D'Annunzio. E' nella prima strofa che il poeta improvvisamente, come folgorato da un lampo, si rende conto della brevità del suo giorno e dunque della sua vita. E' sdraiato, forse in una spiaggia, su una distesa di leggera sabbia riscaldata dal giorno. Ozia sereno e ignaro del male del mondo quando prende nel suo pugno un po' dei granelli su cui è disteso, che scorrono leggeri tra le sue dita. E' in questo momento che il suo cuore avverte che il giorno, già breve di per sè, è diventato ancor più breve e inesorabilmente. E' nella seconda terzina che il poeta ci descrive ciò che quest'avvenuta consapevolezza genera in lui: Ansia, la parola chiave della seconda strofe. Un'ansia improvvisa e travolgente pervade il suo cuore, anche per l'avvicinarsi della sera. E' la sera del 23 settembre, quella dell'equinozio d'autunno, da lui definito umido equinozio, che è infatti portatore delle prime piogge. Per cui non solo il giorno, ma anche l'estate volge al termine. E con loro la parte migliore della vita di un uomo, quella della giovinezza, della bellezza, del piacere dei sensi. Infatti la notte dell'umido equinozio, la vecchiaia, "offusca l'oro delle piagge salse", fa perdere il suo color dorato alla sabbia, alla vita, intrisa di salsedine, con tutte le sue disavventure. Il tempo scorre inesorabile. E proprio il tempo diviene il termine chiave della terza strofa, una quartina, non a caso la più estesa dell'opera. E' infatti in questa strofa che il mondo diventa assassino della vita, o, perlomeno, testimone della sua morte. Madre natura richiama a se suo figlio. La mano del dio-poeta diviene un'urna per la sabbia che attraverso essa è passata e che adesso non c'è più, a testimonianza di come anche gli uomini non resteranno che polvere e meno di essa entro le loro tombe. E, così, l'ansia menzionata nella seconda terzina rimane e si acuisce anche nell'ultima strofe scandita dal tempo: dalla clessidra del cuore che batte ritmicamente, dalle ombre degli steli che si allungano come fossero delle meridiane al tramontar del sole.
Ma in realtà questo non è l'ultimo giorno del poeta che, per fortuna, si risveglierà il mattino seguente pur in una vita più breve. Non è dunque casualità la vita che Gabriele D'Annunzio condurrà. Una vita inimitabile vissuta come se ogni giorno fosse l'ultimo, nel modo più intenso possibile.
Il che in netta opposizione rispetto a come Seneca concepiva la lotta alla brevità della vita. Tuttavia per entrambi la vita è una realtà temporale. Una realtà che fugge via. La vita è la sabbia del tempo, la quale ricorda la polvere della tomba, residuo della vita, e che non ci lascia presupporre in alcun modo una vita beata dopo la morte.
La sabbia del tempo è dunque un invito a vivere la vita in tutte le sue sfaccettaure come D'Annunzio stesso fece.
Ma un'esistenza così è sempre perseguitata dall'angoscia. Quell'angoscia che nella poesia è rappresentata dalla realtà circostante, orologio incorruttibile dell'esistenza, e dalla sua perpetua fuggevolezza.

venerdì 25 dicembre 2009

YES, WE CAN !!!

Un autentico messaggio di speranza. Le parole della canzone sono di Barack Obama: il brano ricalca pari pari il discorso del candidato democratico alla Casa Bianca dopo le primarie in New Hampshire.
Il testo del discorso è ispirato al motto del sindacalista ispanico Cesar Chavez durante lo sciopero della fame dei contadini messicani nel 1972.
Non è la prima volta che un discorso politico diventa canzone: il caso piu famoso è quando Bob Marley trasformò il testo di Haile Selassié nel 1963 all'Onu nella canzone 'War'.



It was a creed written into the founding documents that declared the destiny of a nation.
Yes we can.
È stato un credo, scritto dai padri fondatori, che dichiararono il destino di una nazione.
Sì, noi possiamo.

It was whispered by slaves and abolitionists as they blazd a trail toward freedom.
Yes we can.
È stato sussurrato da schiavi e abolizionisti, che tracciarono un sentiero verso la libertà.
Sì, noi possiamo.

It was sung by immigrants as they struck out from distant shores and pioneers who pushed westward against an unforgiving wilderness.
Yes we can.
È stata la chiamata di lavoratori che si sono organizzati; donne che hanno ottenuto il diritto di voto; di un Presidente che ha scelto la luna come nuova frontiera; e un Re, che ci ha condotto alla vetta e indicato la strada per la Terra Promessa.

Yes we can to justice and equality.
Sì, noi possiamo per la giustizia e l'uguaglianza.

Yes we can to opportunity and prosperity.
Sì, noi possiamo per la prosperità e l'opportunità.

Yes we can heal this nation.
Sì, noi possiamo guarire questa nazione.

Yes we can repair this world.
Sì, noi possiamo riparare il mondo.

Yes we can.
Sì, noi possiamo.

We know the battle ahead will be long, but always remember that no matter what obstacles stand in our way, nothing can stand in the way of the power of millions of voices calling for change.
Sappiamo che la battaglia sarà lunga, ma dobbimo ricordare che non importa quali ostacoli incontreremo nel nostro cammino, nulla può frapporsi al potere di milioni di voci che chiedono il cambiamento.

We have been told we cannot do this by a chorus of cynics...they will only grow louder and more dissonant ........... We've been asked to pause for a reality check. We've been warned against offering the people of this nation false hope.
È stato detto che non possiamo farlo da un coro di cinici... saranno solo più forti e stonati... Ci hanno chiesto di fermarci e guardare realtà. Siamo già in guardia contro chi offre al popolo di questa nazione false speranze.

But in the unlikely story that is America, there has never been anything false about hope.
Ma nella strana storia che è l'America, non vi è mai stato nulla di falso nella speranza.

Now the hopes of the little girl who goes to a crumbling school in Dillon are the same as the dreams of the boy who learns on the streets of LA; we will remember that there is something happening in America; that we are not as divided as our politics suggests; that we are one people; we are one nation; and together, we will begin the next great chapter in the American story with three words that will ring from coast to coast; from sea to shining sea --
Yes. We. Can.
Ora le speranze della bambina che va a scuola in un sobborgo di Dillon, sono gli stessi sogni del ragazzo che studia per le strade di Los Angeles; noi ci ricorderemo che qualcosa è successo in America; che noi non siamo così divisi come ci suggerisce la politica; che siamo un unico popolo; una nazione; e, insieme, inizieremo il prossimo grande capitolo della storia americana con tre parole che risuoneranno da costa a costa, dal mare al mare splendente:
Sì, noi possiamo.

martedì 22 dicembre 2009

VOLANDO VORACE di Fabrizio Vaccaro

Presentata al concorso Corti e Versi II 2009 sezione poesie con l'accompagnamento musicale di un pezzo inedito composto ed eseguito da Miriam Carani, si è aggiudicata i seguenti premi:
  • 2° classificata;
  • miglior recitazione ( Fabrizio Vaccaro);
  • miglior accompagnamento musicale (Miriam Carani);
  • miglior pezzo inedito (Miriam Carani).

Non un dardo piegherà il mio animo,
nè un oltraggio stroncherà il mio intento.
Non fermarti, va spedito,
divora tutto,
correvi e ripetevi: nulla più.

Correvi.

E arrivasti in cima al mondo;
Dove neanche immaginavi.
Nuvole e uccelli sotto a te.
E loro in terra,
derisi da se stessi.

Ma a cosa è valso!?

Dopo aver' visto tutto sono giunto

donde più non posso proseguire.
E che farò?
Che altro proverò!?

Nessunamico, nessunamante.
La presunzione mi ha tradito
e con lei perduta è la mia corte.

Quanto darei per tornare indietro!
Quanto darei per rendere eterna una briciola
di quel che ho conosciuto! Amore, Felicità, Bellezza, Libertà.

Amore, Felicità, Bellezza, Libertà.

Impossibile. Non sufficiente è il ricordo di tutto questo
a rendermi felice.
Tutto ormai è compiuto.
Arrivasti in cima al mondo, ma il mondo ti ha ingannato.

Amore, Felicità, Bellezza, Libertà.

Non riesco ancora a crederci:
nulla sono loro, nulla sarò io.

Perfida e inevitabile illusione, tu mi hai ucciso.

giovedì 10 settembre 2009

IO LUPO DELLA STEPPA

Io lupo della steppa trotto solo
solo, nel mondo ormai di neve bianco...
Dalla betulla scende un corvo stanco,
ma non vedo una lepre, un capriolo!
Oh come voglio bene ai caprioli!
Poterne trovare uno, oh bella cosa!
Vi affonderei la bocca mia bramosa:
non v'è nulla che tanto mi consoli.
E con amor, con affezion sincera,
delle tenere carni farei strazio,
finchè di sangue veramente sazio
a urlare andrei dentro la notte nera.
Anche una lepre basterebbe, via!
Dolce ha la carne pel mio gusto bruto...
Possibile che tutto abbia perduto
quel che abbelliva un dì la vita mia?
E' grigio ormai della mia coda il pelo,
e già la vista mi s'annebbia e oscura,
sono anni che mia moglie è in sepoltura,
e una lepre, un capriolo anelo.
Vado a caccia di lepri, trotto e sogno
all'invernale sibilo del vento,
e ingozzo neve, neve, finchè ho spento
la mia sete, e do l'anima al demonio.
da Il lupo della steppa
Herman Hesse

sabato 20 giugno 2009

MARE di Lord Harlock Brummel

Il mare,
una delle più belle meraviglie che la natura abbia creato.
Ma cos'è il mare? Cosa rappresenta quella parte di pianeta caratterizzata da un profondo azzurro che brilla nei nostri occhi?
Impossibile dare interpretazione univoca. Ogni anima ha un punto di vista diverso. Fatto sta che il mare, con le sue onde, la sua schiumina, la sua potenza e il suo sciabordio, fa vibrare l'anima, riempendola di emozioni fantastiche.
E' un bene prezioso per tutta l'umanità che l'uomo deve essere in grado di salvaguardare e custodire.
Il mare: lo specchio naturale del nostro essere.

giovedì 4 giugno 2009

PENSIERI A TEMA

TRACCIA
Il mare è sempre stato, soprattutto nelle notti estive e durante i pleniluni, fonte di ispirazioni artistiche in quanto capace di creare sensazioni uniche nell'animo di chi lo osserva.
SVOLGIMENTO
Il mare è sempre stato, soprattutto nelle notti estive e durante i pleniluni, fonte di ispirazioni artistiche in quanto capace di creare sensazioni uniche nell'animo di chi lo osserva: non per me. Se Hernest Hemingway ha mirabilmente fuso in questo gigante di H2O i catulliani connotati di amore e odio, io non ho mai sopportato l'incessante rumore delle onde. Riconosco che è strano detestare a tal punto un elemento che rasserena milioni di genti in tutto il mondo; ma non rasserena me.
Quando un'ora fa sono venuto qui, sul bagnasciuga di quest'infausta spiaggia, ero triste, molto triste. Pensavo alla solitudine - non mia per carità, ma di tutta l'umanità -. Ci si affanna continuamente a cercare propri simili in grado di far dimenticare le amarezze della vita; ma chi può veramente capirti? Nessuno. Neanche i genitori, sebbene ti abbiano messo al mondo. E a questo punto sento già chi pensa quella parola: Amore. Che l'amore sia la panacea di tutti i mali lo hanno detto in molti a partire dall'Antica Grecia passando per Roma fino ad arrivare a oggi: e così sempre sarà fino alla fine del mondo. Ma per Lei, per Lui, vale la stessa cosa che ho detto per i parentes: così è e così sarà sempre. Nemmeno l'amato amante può capirti fino in fondo. Però. Pensateci bene. Cosa c'è di più bello del non essere pienamente conosciuti? 
Questa cosa da sicurezza. Da abbastanza coraggio per andare avanti anche nei momenti più difficili. Come avrebbero fatto allora a sopravvivere i milioni di ebrei internati nei campi di concentramento nazisti? Teoricamente non avevano più nemmeno un nome. Erano numeri, carne e nulla più. Ciò nonostante hanno custodito un angolo di cuore che imponeva loro di andare avanti, di resistere. Quando quell'angolo di cuore non c'è più; l'uomo è finito. Questo spazio nel mio cuore c'è ancora: anzi, forse è pure troppo grande. Che sia questo il problema? Ignobile mare perchè non mi rispondi? Perchè non mi offri una soluzione? Sei tanto grande quanto insopportabile. E continui a far rumore, insensibile. Ma perchè mi ignori? E soprattutto: perchè Io sono ancora qua? E' sciocco. E' veramente sciocco insultarti e al tempo stesso starti innanzi. Ma ci sarà un motivo. Qualcosa dentro di me che non riesco a delineare. Ricominciamo da capo. 
Sono solo. Sono qua. Dinanzi a te, mare. Penso. Penso molto alle mie insoddisfazioni, alle mie amarezze: sono davvero tante. E tu? Indifferente continui a battere, a sbattere, a battere e ribattere. Ma io sono riuscito a capire perchè sono qua. Una strana storia: non riesco ad andare via. Che ti ami? Forse. La luna risplende su di te; ed io la ammiro. Forse.. Ho trovato una mia completezza nelle tue onde. Forse.. Ho riscoperto la mia unicità nella tua immensità. Forse. L'uomo non è nato solo. Forse. L'uomo è parte di un progetto più grande di lui ma di cui è al tempo stesso un protagonista. Ora capisco. Il mare è sempre stato, soprattutto nelle notti estive e durante i pleniluni, fonte di ispirazioni artistiche in quanto capace di creare sensazioni uniche nell'animo di chi lo osserva. 
Un'esperiena simile mi è capitata una sola volta: adesso. Ma è stata grandiosa. Ero partito prevenuto per esperienze passate che non ho potuto scrivere per problemi di adeguatezza; ma la forza della natura ha polverizzato le mie difese, e mi ha fatto rinascere. Nuovo, migliore.
Fabrizio Vaccaro