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domenica 12 agosto 2012

UN POPOLO SENZA DIGNITA'. IN CERCA DI RISCATTO?

Quando andremo a votare, il prossimo ottobre, volgiamo un pensiero a tutti i martiri della mafia. Ninni Cassarà, poliziotto ammazzato da Cosa Nostra il 6 agosto 1985, dinanzia agli occhi della moglie e della figlia, e davanti un'omertà più tagliente di una lama. Perchè la Sicilia non è la mafia..
Federico Tringali


sabato 28 aprile 2012

SICILIA ORIENTALE. LA POLVERIERA PUO' SCOPPIARE DA UN MOMENTO ALL'ALTRO.



FRANCO E SOLARINO SCRIVONO A LOMBARDO

Nel giorni 19 e 20 aprile 2012 si è svolto nell’’Hotel Bellini di Catania (ex Jolly) un convegno organizzato dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), con la partecipazione dei massimi esperti europei e internazionali di inquinamento ambientale e relative ricadute sulla salute umana. In questo convegno, quali invitati ufficiali, abbiamo preso parte attiva come esperti locali, e si è messo a punto un progetto pilota riguardante la ricerca di tutta una serie di biomarcatori nella popolazioni residenti nelle tre aree industriali siciliane. Sono state valutate e approvate le varie tipologie di biomarcatori da ricercare e le classi di popolazioni. Da parte nostra abbiamo presentato tutti gli studi epidemiologici effettuati nella nostra area, i dati sulle emissioni e l’inquinamento ambientale, oltre a una dettagliata tipologia dei vari impianti industriali in atto esistenti. Data la maggiore complessità dell’area industriale siracusana rispetto a quelle di Gela e Milazzo, è stato ritenuto indispensabile aumentare il numero e la complessità dei biomarcatori (metalli pesanti, diossine, Ipa e organo clorurati, etc.), in ciò convinti dai riscontri delle indagini epidemiologiche che evidenziano un preciso rapporto di causa-effetto per determinati tipi di emissioni.

Molto apprezzato e ritenuto utile, in quanto a oggi unico, il nostro studio sui metalli pesanti effettuato sulla popolazione femminile in età fertile.
Questo progetto pilota sarà finanziato dall’OMS e partirà entro l’anno, per poi essere esteso negli anni successivi alle restanti aree a rischio di Europa.
Tutti i partecipanti OMS, nelle considerazioni finali, si sono dichiarati ancora più consapevoli della già risaputa grave situazione ambientale e sanitaria del triangolo industriale siracusano e hanno condiviso le nostre proposte di azioni urgenti, quali il controllo in continuo delle emissioni, la delocalizzazione degli stoccaggi pericolosi, la messa in sicurezza di impianti e stoccaggi, considerata l’alta sismicità dell’area, il divieto di coltivare e pascolare nell’area industriale, considerata l’evidente contaminazione della catena alimentare e, a tal proposito, hanno apprezzato la nostra proposta di coltivare l’area esclusivamente a oleaginose da utilizzare come materia prima nella produzione di biodiesel.
Il 10 maggio prossimo, l’OMS produrrà una relazione ufficiale informativa sul Convegno alla Regione Sicilia sponsorizzatrice del convegno.
A leggere i quotidiani di questi giorni, sembra che la presa di coscienza dell’OMS sulla situazione sanitaria e ambientale delle aree a rischio sia in netto contrasto con quanto invece propone la classe politica nazionale e regionale.
1)      Il ministro Clini, cui immediatamente avrebbe fatto eco la Regione Sicilia, si sarebbe dichiarato favorevole all’utilizzazione di frazioni di RSU come combustibile nei cementifici, con la conseguenza che il cementificio di Priolo Buzzi-Unicem, che già brucia copertoni usati e pet-coke di Gela, inquinerebbe ancor di più sotto forma di diossine, metalli pesanti e particolato ultrafine come Lei ha avuto modo di leggere nelle relazioni da noi inviateLe. Praticamente si esce dalla porta per rientrare dalla finestra in maniera peggiorativa, in quanto le emissioni dei cementifici risultano più inquinanti rispetto a un inceneritore, in quanto i loro limiti sono notevolmente più permissivi.
2)      Vengono riportate Sue dichiarazioni circa una rapidaautorizzazione al rigassificatore di Melilli. Al riguardo nutriamo seri dubbi che Lei, con una semplice e prima visita al sito interessato, abbia potuto convincersi a prendere tale repentina decisione. Pensiamo che trattasi di forzature giornalistiche, considerata la fonte, la stessa che in passato ha incensato ripetutamente gli impianti di incenerimento e di rigassificazione. Infatti noi non ci siamo dimenticati di quanto Lei ebbe a dirci il 19.2.12 a Priolo, in relazione all’autorizzazione al rigassificatore, che “mai sarò io a uccidere i miei figli”.
In relazione al rigassificatore vi sononumerosi pareri contrari di esperti, ultimo dei quali, quello del direttore dell’Enea di Bologna, prof. Alessandro Martelli che evidenziava come da un lato la sismicità dell’area e dall’altro il progetto della Ionio Gas che non prevede interramento completo dei 3 serbatoi né l’isolamento sismico degli stessi, sia una decisione avventata. Le ricordiamo che trattasi di un’area sismica di 1° grado. Purtroppo, ufficialmente,  le carte sono in regola per il D.M. del 23/9/1981, che declassò l’area da sismicità S12 a S9, che permane a oggi, nonostante che, dopo il sisma del 1990, vi siano stati ripetuti inviti dei tecnici della stessa Regione (CRU voto n. 431/91) e del GNDT (Gruppo Nazionale Difesa Terremoti) a riclassificarla di 1° grado (S12). Senza contare la contemporanea presenza del rischio militare e del rischio da incidente industriale data la contiguità con gli impianti.
A conferma di queste considerazioni aggiungiamo quanto diffuso da Rainews24 il 18 aprile u.s.(il servizio può essere rivisto sul link http://www.rainews24.rai.it/it/canale-tv.php?id=27506), in cui esperti come Giuliano Panza docente di Sismologia della Università di Trieste, il prof. Vladimir Kossobokov dell’Accademia di Scienze russa, Carlo Doglioni docente di Scienze della Terra dell’Università di Roma, lo stesso prof. Alessandro Martelli dell’Enea di Bologna e il prof. Raffaele Azzaro, responsabile dell’INGV (Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia) dell’Università di Catania hanno prospettato la possibilità non remota, nella Sicilia sud orientale, di un terremoto di intensità superiore migliaia  di volte  a quello dell’Aquila.
A certa Stampa vorremmo ricordare come in passato, la pubblicità in senso ecologico sul metano sia stata ingannevole, in quanto esso rimane un combustibile fossile come il petrolio e, dalle nostre caldaie e dai turbogas a metano esce, oltre alla CO2, anche una maggiore quantità di nanoparticolato il che contrasta con le preoccupazioni espresse dalla OMS.
On. Lombardo, in base alle evidenze scientifiche acquisite auspichiamo che le Sue eventuali decisioni vadano nella direzione di quanto da Lei sempre sostenuto, che non risulteranno dannose per la sicurezza e la salute dei cittadini e per l’ambiente della nostra area e pertanto auspichiamo che, come a Brindisi, venga negata l’autorizzazione al rigassificatore, in quanto tali impianti vanno fatti in siti sicuri e con le massime garanzie progettuali.
On. Lombardo tutti siamo responsabili dell'ambiente, della sicurezza e della salute di questa martoriata area, noi come cittadini medici e/o tecnici lo siamo due volte, mentre Lei, come cittadino, Medico e Governatore lo è tre volte.

Da Decontaminazione Sicilia e AugustAmbiente,
 Luigi Solarino e Giacinto Franco

giovedì 5 aprile 2012

"PICCOLE" TAV DI SICILIA

Un TEMA SCONOSCIUTO ai più. Si parla di colonizzazione e scempio militare statunitense. Uno stupro del territorio siciliano, della vita delle popolazioni e delle nostre coscienze perpetrato, nel silenzio, per fare della Sicilia un avamposto di guerra. Dopo la stagione di lotta contro i missili di Comiso, oggi la nuova minaccia si chiama Muos... 
Gianmarco Catalano

Dopo la giornata di Sabato dovremo dire sempre grazie ai meravigliosi “compagni” del comitato NO MUOS, ai racconti di Giuseppe Maida,  che contro il Mulino a vento del Muos si batte come un moderno Don Chisciotte, alla sovversiva allegria di Ciro 7 anni che con disarmante lucidità ti dice che il Muos è come la mafia e per questo noi dobbiamo lottare, alla gente di Niscemi che quasi rassegnata ti diceva che ormai è tutto deciso (ditelo alla gente della Val di Susa ed alla sua lotta che da anni ormai è diventato un modello di resistenza in Italia). Siamo tornati a casa con tantissime domande a cui forse difficilmente qualcuno risponderà: 1) Perché in Sicilia le istituzioni comunali, provinciali e regionali, spesso e volentieri svendono il territorio al miglior offerente; 2) Perché  c’era così poca gente di Niscemi; 3) Perché l’informazione ufficiale, ieri non era presente.

Ma parliamo dei fatti: dovrebbero essere realizzate quattro stazioni di terra con parabole satellitari che entreranno in funzione entro il 2013; sarà il primo sistema di telecomunicazioni satellitari ad altissima frequenza realizzato in un ambiente antropizzato e protetto;  per realizzare questo Muostro si è reso necessario ridurre il perimetro della Riserva “Sughereta” grazie al decreto dell’Assessorato regionale al territorio del 30 dicembre 2009 che ha ridotto notevolmente le aree ricadenti in ZONA A; non sarebbe possibile, quindi, la realizzazione di elettrodotti, acquedotti, linee telefoniche ed impianti tecnologici a rete, ecc. Niscemi insieme a Butera e Gela secondo quanto dichiarato dall’OMS è un territorio ad alto rischio ambientale per la presenza del petrolchimico di Gela. Oltre ai danni da radiofrequenza che subirà quasi tutto il territorio siciliano, nessuno parla o scrive sui possibili danni che potranno subire gli organismi viventi, esposti alle onde elettromagnetiche del MUOS.  Alcuni studi dimostrano che sono possibili gravi danni genetici agli esseri umani, agli animali domestici con conseguenti rischi per il sistema immunitario femminile, il sistema neuromuscolare, e la diffusione di leucemia infantile e malformazioni genetiche.
Ecco perché ieri mentre Niscemi si stava ancora svegliando, e molti politici erano indaffarati ad accaparrarsi i voti per le elezioni del 6 e 7 maggio, un corteo colorato di circa 500 militanti NO MUOS,  si è snodato lungo le vie cittadine per arrivare in Piazza Vittorio Emanuele; lungo il corteo Radio Aut ha realizzato tante interviste, soprattutto di cittadini e commercianti ma anche del Sindaco, di un cittadino “qualunque” che da anni si batte contro il Muos e di un bambino NO MUOS; molti dei cittadini e commercianti intervistati  non sapevano della manifestazione e si sono lamentati della scarsa pubblicità, molti altri invece sono sembrati quasi rassegnati a convivere con il mostro MUOS che devasterà uno degli areali forestali più belli della nostra Sicilia. Dopo il corteo siamo andati a vedere con i nostri occhi la base USA di contrada Ulmo, dove i lavori son quasi a termine ed abbiamo constatato come in un area incontaminata e protetta, dei cervelli sopraffini possano pensare di realizzare uno scempio nel silenzio quasi totale. Dopo questa breve presentazione potremmo considerare concluso il nostro reportage, ma in tempi ormai scarsi di militanza e partecipazione, in  una terra come la nostra martoriata da interessi mafiosi e clientelari, la resistenza di questo piccolo comitato niscemese forse rappresenta una piccola speranza di sopravvivenza alla “montagna di merda” che ci sta quasi sommergendo. L’immagine più bella sicuramente è la Pianta Mosaica di Quercus Suber vista durante il nostro trekking NO MUOS insieme a compagni venuti da Palermo, Catania, Caltanissetta, Agrigento ed ai fantastici compagni di Niscemi. Questa pianta che supera i sei metri di circonferenza, è da ritenersi la pianta più longeva d’Europa; viene definito un patriarca vegetale perché ha resistito per più di quattro secoli alle offese del tempo, dei parassiti ed ai danni causati dall’uomo. Forse però non resisterà al MUOS, ma la lotta continua! Li aspettiamo al Forum Sociale Antimafia di Cinisi dal 5 al 9 maggio.

NO TAV, NO MUOS, NO MAFIA

Cumpà dura sarà!!!


Niscemi Radio Aut

sabato 18 febbraio 2012

ENZO INZOLIA PER IL MUSCATELLO: NON CON CARRUBBA MA CON IL SINDACO.

Oggi il Sindaco Carrubba ha pubblicamente confessato di aver finalmente capito di essere stato raggirato, preso in giro dal Governatore Lombardo, dall’Assessore Russo e dal Direttore generale dell’ASP Maniscalco. Così ha annunciato con i suoi soliti toni da guerriero verbale che, sentendosi libero da qualsivoglia vincolo di correttezza istituzionale, da lunedì prossimo guiderà personalmente l’ultima disperata battaglia in difesa dell’Ospedale; una sorta di Alamo dinanzi allo strapotere dei Messicani. 
Gli ho espresso subito il mio personale apprezzamento per la sua pur tardiva resipiscenza e, con il senso di responsabilità che deve riconoscersi sia a L’Altra Augusta che al P.d.L., ho annunciato che doverosamente lunedì sarò a fianco del sindaco di Augusta per il bene della Città e nell’interesse di tutti gli Augustani. Ed in questo senso invito gli amici del mio partito, il P.d.L,. e di L’Altra Augusta a fare altrettanto.
Ma sarò a fianco del sindaco di Augusta, non a fianco di Massimo Carrubba.
Non è una contraddizione poiché una cosa è l’istituzione “sindaco” che, rappresentando tutta la Città, deve essere sostenuta e collaborata; un’altra cosa, assai distinta, è il politico Massimo Carrubba.
Non posso infatti concedergli di aver capito solo ora che lo stavano prendendo in giro; non glielo posso concedere perché un politico della sua avvedutezza ed esperienza non poteva non accorgersi (e non abbiamo perso occasione per aprirgli gli occhi) della pervicace coerenza con la quale il duo Lombardo-Russo ha concepito e sta portando avanti con metodicità elefantiaca (uso le stesse parole di Carrubba) il disegno criminoso ai danni di Augusta, dei suoi abitanti e di quelli del suo comprensorio; non poteva non accorgersi che ogni loro parola, insieme a quelle mielose ed ossequienti di Maniscalco, erano pure illusioni per gonzi più o meno consenzienti. 
Allora delle due l’una: Carrubba è un povero ingenuo incapace di sostenere il confronto con gli interlocutori istituzionali? e vuol dire che non è degno né della carica oggi ricoperta né di qualsiasi altra carica cui possa ambire (cioè ha fatto danni alla Città ed altri ne potrebbe fare); oppure, come peraltro la ambiguità dei suoi atteggiamenti e comportamenti potrebbe far sospettare (e a sospettare, se si fa peccato, tuttavia spesso si indovina), deliberatamente ha giocato la partita con due mazzi di carte nel tentativo di non scontentare nessuno, specialmente i suoi potenziali elettori di Lentini e dintorni, con le conseguenze che però sono sotto gli occhi di tutti.
Nel qual caso la posizione di Carrubba è ancora più equivoca per cui oggi, quando la situazione appare irrimediabilmente compromessa, non può venire a chiedere quel sostegno personale che non merita. 
Uniti per Augusta sì, ma fessi no.


Enzo Inzolia
L’Altra Augusta

venerdì 17 febbraio 2012

18 FEBBRAIO 2012. GIORNO INFAUSTO NELLA STORIA DI AUGUSTA: "IL MUSCATELLO" PERDERA' GINECOLOGIA E PEDIATRIA.


AUGUSTA. I nodi sono venuti al pettine. Fra qualche giorno, il 18 febbraio, l’ospedale civico “Muscatello” di Augusta, per la cui realizzazione si tassarono persino gli augustani di Boston, USA, perderà due importanti reparti: quello di ginecologia-ostetricia e quello di pediatria. Il primo fu un reparto di eccellenza, per moliti anni, durante la direzione dello scomparso  e indimenticato prof. Salvatore Paci, augustano che volle ritonare nella sua città, dopo anni di lavoro a Catania. La decisione del temuto trasferimento è stata ratificata da Franco Maniscalco, direttore generale dell’ASP, Azienda provinciale di Siracusa, che prende ordini dall’assessore alla Sanità Russo, magistrato in aspettativa, che, a sua volta, agisce di concerto con il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, medico psichiatra, anch’egli in aspettativa. Russo ha avuto l’ardire di pronunciare la seguente battuta: “Poiché non vedo donne incinte a protestare davanti all’assessorato, vuol dire che facciamo bene a chiudere i reparti gi ostetricia in molti ospedali siciliani, compreso quello di Augusta.”  Non appena venuti a conoscenza del giorno del trasferimento, gli attivisti del comitato pro ospedale hanno intensificato la raccolta delle firme e hanno cominciato a protestare, così come ha protestato, finalmente anche il sindaco Carrubba sia parlando “vivacemente” con il direttore Maniscalco, sia con il presidente Lombardo, come ha riferito il primo cittadino al consiglio comunale nella sessione ad hoc tenutasi la sera di venerdì 10, durante la quale Carrubba ha letto un comunicato-stampa trasmessogli dalla presidenza della Regione, il cui testo è il seguente:  “Tra i cittadini di Augusta e anche nell'Amministrazione civica sta montando un comprensibile allarme circa il trasferimento a Lentini del reparto di ginecologia, spostamento che, secondo gli impegni che avevo assunto, si sarebbe effettuato solo contestualmente al trasferimento di altri reparti nell'ospedale di Augusta. Intendo tranquillizzare la popolazione e l'Amministrazione. Ho già parlato in tal senso con il direttore generale dell'azienda sanitaria provinciale: ci sarà la contestualità promessa. Dovranno arrivare prima i nuovi reparti”. Questo comunicato significa solo una cosa: che i due suddetti reparti saranno comunque trasferiti a Lentini (quindi, Lombardo non smentisce il suo assessore Russo). L’unica concessione cher il “governatore” fa è che se entro il 18 non saranno aperti i due reparti promessi, cioè neurologia e oncologia, il trasferimento sarà solo rinviato. Ecco che cosa ha scritto Giovanni Canigiula, instancabile attivista pro Muscatello, nel sito di fb da lui stesso promosso ea amministrato “Augustani pro Ospedale:  “SIAMO TUTTI TRANQUILLI, AVREMO NEUROOOOOOOOOOOLOGIA , ONCOOOOOOLOGIA DI ECCELLENZA IN CAMBIO DEI REPARTI DELLE MAMME, DELLE DONNE E DEI BAMBINI !!!! RICORDIAMO, A CHI ANCORA NON LO SAPESSE, CHE IL "MUSCATELLO" E' STATO COSTRUITO CON I SOLDI DEI NOSTRI PADRI E DEI NOSTRI NONNI ATTRAVERSO UNA TASSA COMUNALE VERSATA NEGLI ANNI CINQUANTA!!! RESTITUITECI LA SEMPLICE NORMALITA' E LASCIATECI IN PACE !” E’  uno straziante grido di dolore, che dovrebbe essere condiviso da tutti gli augustani, amministrazione comunale in testa, come in quel fatidico 28 dicembre 1960, celebrato e ricordato innumeri volte da chi scrive. Quel giorno gli augustani, guidati dal loro vice sindaco e dal consiglio comunale salvarono il porto. Cose di cinquantadue anni fa.

Giorgio Càsole

mercoledì 1 febbraio 2012

C'E' MAFIA E MAFIA di Gianmarco Catalano


Leggo e sento, ancora in questi giorni, della protesta che continua a oltranza in certe zone dell’Isola, dei suoi possibili sviluppi, dei disagi arrecati ai cittadini, degli abusi.
Ho scritto anche io su quanto accaduto, esprimendo il mio punto di vista, e per nulla risparmiando le critiche, le denunce, talvolta sensibilmente feroci.
L’ho fatto con cognizione di causa, raccogliendo le testimonianze, gli umori, la rabbia cosciente, le ragioni della gente comune, consapevole di “cantare fuori dal coro”.
Ho definito questa rivolta, che ha paralizzato l’economia di un’intera Regione, e che ora percorre lo stivale in direzione nord, una protesta “senza testa”, priva di fondamenti culturali, di progettualità, di dialettica, di linguaggio, di idee.
Una sommossa accesasi dal malessere sociale diffuso, dalla disillusione e, purtroppo, dalla filosofia del “facemu, muvemuni, bloccamu tutti cosi”.
Perché l’importante è esserci e dimostrarlo, non importa come, per sentirsi parte di qualcosa che vorrebbe passare alla storia senza aver prima superato il severo filtro della ragione.
Ho parlato anche io, insieme con molti altri onesti cittadini, di metodi mafiosi utilizzati da taluni barbari per costringere i commercianti a chiudere bottega, anche qui ad Augusta, nella mia cara città.
Ma il solo sentir pronunciare la parola mafia, per qualcuno, è motivo di pubblico scandalo. Ci si indigna e la si butta in caciara: “Unni è sta mafia, ma chi minchia stata dicennu! Ca stama murennu di fami, nun c’è travagghiu, semu tutti pari supra a stissa vacca!”.
C’è anche chi, tra le guide ‘illuminate’ dei cortei , si è sentito addirittura offeso, ingiuriato, denigrato nell’animo: “Sono affermazioni gravissime, chi ha parlato di mafia si dovrebbe vergognare!”.
Decine di volte, in queste ultime settimane, ho sentito esclamare la fatidica formula : “Fuori i nomi, è facile parlare di mafia così!“. Come se, chi subisce una intidimidazione, un sopruso, o chi ne è testimone, debba avere anche la lucidità di chiedere le generalità al malintenzionato di turno.
Come se il carattere mafioso di un’azione, il suo peso, il suo disvalore, si misurassero in “nomi”. E, quindi, se non conosci l’identità di chi ti ha minacciato, non puoi lamentarti, anzi, “ta stari mutu!”. In pochi, pochissimi, hanno saputo alzare la voce nella direzione opposta, prendendo le distanze da pratiche, queste sì gravissime, coercitive e mafiose messe in atto per ottenere acritiche adesioni, per “consigliare” ai negozianti che, “magari”, è meglio abbassare “quella cazzo di saracinesca”.
Ma perché suscita queste reazioni, così maldestre e scomposte, parlare di mafia in occasioni come queste?
A tal proposito, credo giovi al ragionamento una frase di Giovanni Falcone, tratta dall’opera ‘Cose di cosa nostra’: Per lungo tempo si sono confuse la mafia e la mentalità mafiosa, la mafia come organizzazione illegale e la mafia come semplice modo di essere. Quale errore! Si può benissimo avere una mentalità mafiosa senza essere un criminale.
Dunque, sotto un profilo socio-antropologico, sarebbe riduttivo e fuorviante identificare la mafia nelle sole ‘organizzazioni di stampo mafioso’.
Queste ultime, semmai, costituirebbero la deriva criminale, il momento associativo di un modus vivendi, di un fenomeno subculturale più complesso e radicato.
La mafia, se vogliamo, è un modo distorto d’intendere la vita in collettività. Un atteggiamento che si fonda sull’idea della sopraffazione – attuata su chi è “altro” e “diverso”- come legge regolatrice, primitiva e immorale, di un ordine che non esiste. L’assurda pretesa , la profonda convinzione di sentirsi in diritto di calpestare la dignità altrui, pur di affermare la propria e realizzare se stessi, la propria sfera individuale, con la forza della prevaricazione.
Con tutte le sue peculiarità, essa è senz’altro una devianza patologica dall’ideale di sana, pacifica e democratica convivenza civile. Mafia è dis-ordine sperequativo e dittatoriale: “io sì e tu no”.
E allora , mi chiedo, perché tanti visi esterrefatti quando – alla vista di un violento manifestante che vuole negare ad un altro cittadino il diritto ad autodeterminarsi – si afferma che questa è mafia?
Probabilmente, non si riesce a percepire sino in fondo la pericolosità sociale di simili accadimenti, di prassi deplorevoli a cui con leggerezza ci si abitua.
Forse Falcone era troppo ottimista, e si sbagliava, perché la confusione non si è ancora dissipata. Continua a ostacolare la Rivoluzione.

lunedì 23 gennaio 2012

"IMPARANO PIU' I POPOLI DA UNA SCONFITTA, CHE NON I RE DAL TRIONFO"


I siciliani sono stati il cuore pulsante dell'unificazione italiana, un processo che hanno pagato con il sangue. Grazie alla conquista della Sicilia si è costruita l'Italia del 1860. Adesso, da cuore pulsante che sono stati, i siciliani possono essere determinanti per i destini dell'Italia del futuro. Aldilà dei modi utilizzati per manifestare il proprio malessere e dissenso, giusti o sbagliati che siano, il governo, le istituzioni e la politica devono fare molta attenzione , perchè quando il popolo si unisce può rappresentare una forza capace di sfuggire al controllo dello stato e di capovolgerlo. Aveva ragione Mazzini quando diceva che "i popoli imparano più da una sconfitta, che non i re dal trionfo."

Federico Tringali

sabato 21 gennaio 2012

FORZA D'URTO: IL LATO OSCURO DELLA PROTESTA.

La situazione è degenerata. Per lo meno nella mia città, ad Augusta. Ho ricevuto una mail di un amico commerciante che testimonia di minacce e violenze agli esercizi commerciali. “O chiudi o ti bruciamo il negozio“, questo è quanto un folto gruppo di balordi, infiltrati nei cortei, avrebbe gridato per le vie della città. Tra i negozianti, nelle casse dei supermercati, si diffonde il panico: “Presto, presto, uscite… Stanno arrivando!“. Un vero proprio coprifuoco malavitoso. Le forze dell’ordine che scortavano il corteo sono rimaste a guardare, incapaci di tutelare i diritti dei più deboli e vulnerabili. “Sono solo voci, finitela di ‘cuntari minchiati’ !”, qualcuno afferma. 
La coscienza civica e la libertà dei cittadini, ad Augusta, sono state calpestate dalla prepotenza di barbari inferociti con metodi mafiosi e coercitivi. Pare che episodi simili si siano verificati anche in quel di Lentini. Dov’è finito lo Stato di Diritto?! È una sensazione di rabbia e tremendo sconforto quella che pervade tanti cittadini onesti come me. Ma, di fronte a farti incresciosi come questi, chi non alza la testa rimane inevitabilmente sopraffatto dal fetore dell’omertà. Dalla protesta “senza testa” si è passati alla protesta “senza legge”. Come scrive Sonia Alfano, “la vera rivoluzione, per la Sicilia, sarebbe la legalità”.
Qui di seguito vi giro la mail che ho ricevuto dal negoziante che, per paura di ritorsioni, chiede di restare anonimo:
“Dopo tre giorni di protesta in Sicilia, al quarto giorno succede l’impensabile. I commercianti di Augusta velocemente si danno il passaparola. In molti dicono di essere stati minacciati, alcuni velatamente, altri esplicitamente. È un susseguirsi di notizie che spesso sembrano ingigantite: vetrine rotte, minacce con coltelli, parole dure: “ti bruciamo il negozio”. Il commerciante da sempre è una categoria spesso criticata per il suo cinismo economico e l’attaccamento al lavoro. La realtà è che i commercianti se non aprono la loro attività non guadagnano e ad essere uccisi dalle tasse e dalle merci acquistate ci si mette un attimo. La paura è evidente tra i commercianti del centro, in molti preferiscono “non avere problemi” e chiudere per evitarli. Altri sembrano DECISI nel rimanere aperti, quasi incarnati nella figura dell’eroe-commerciante al servizio del Dio denaro. Ma oggi, 19 gennaio 2010, alle ore 17:00, in meno di mezz’ora il passaparola corre veloce: stanno arrivando! Tutti in fretta e in furia chiudono le porte, serrano le saracinesche e un silenzio che accompagna l’arrivo del corteo. Passano per la via principe, il corso principale, non più di 60 persone, scortate dalla polizia. Facce che non invitano al dialogo che camminano al coro di: “vergogna vergogna!”, rivolto all’unico negozio rimasto aperto: un negozio di scarpe. Il corteo prosegue, i negozi rimangono chiusi. In questa sfida, scoprire chi è il vincitore è impresa ardua”.

Gianmarco Catalano

giovedì 19 gennaio 2012

E' COSI' CHE IMMAGINO LA RIVOLUZIONE IN SICILIA.


Per una volta, sento di esprimere una voce fuori dal coro. Un pensiero distonico rispetto all'apparente assuefazione che sembra aver investito, senza troppi punti di domanda, le migliaia di persone unite nelle manifestazioni di questi giorni in tutta la Sicilia. Il movimento dei Forconi, gli autotrasportatori, i pescatori, gli agricoltori e i braccianti, disoccupati, studenti, comitati, associazioni. Tutti accomunati dalla voglia di scendere in strada e protestare. Qualcuno parla di "rivoluzione culturale", altri di "riscatto del popolo siciliano", altri ancora, in perfetto stile leghista, di "lotta per una Sicilia libera da Roma ladrona". E così via, in un'escalation di imbarbarimento generale e di profetismo che sembra non lasciare spazio a giudizi e richiederebbe un'adesione acritica alla mobilitazione, senza remore, nè perplessità.Qualunquismo, demagogia e tanta confusione. Ma, come dicono i "rivoluzionari" di questi giorni, l'importante è bloccare tutto, fermare la Regione e farsi sentire. Ma per cosa? A quale fine? Cosa si propone? quali le idee? Cosa si rivendica? 
Questi e molti altri sono i dubbi, più che legittimi, nutriti da chi come me rifiuta di abdicare alle proprie facoltà intellettive per buttarsi nella mischia. E non si tratta di banale e aprioristica diffidenza. Per gli individui abituati a pensare e riflettere prima di agire, accettare di prendere parte ad una manifestazione popolare ( e sentirsene parte!), qualunque essa sia, implica innanzitutto la libertà di scelta in assoluta autonomia e secondo coscienza. E come scegliere se non dopo averne appreso la reale sostanza?
L'informazione sui fatti, la comprensione di essi, rendono il cittadino libero e consapevole. In democrazia, chi si fa promotore di una presunta battaglia ha il diritto-dovere di farsi capire, prima ancora di chiamare le persone a raccolta. Deve sapere da che parte andare, quali strade imboccare, e quanto è disposto ad accogliere le idee e le proposte dei cittadini che intende coinvolgere. In parole spicciole, occorre avere ben chiari propositi e finalità delle azioni promosse.
Limitarsi a protestare non basta. E non prospetta nulla di buono. Il disagio che coinvolge i siciliani, il sud - i più vessati dalla crisi economica e dalle scelte irresponsabili dei governi - è chiaro a tutti e rischia di degenerare in qualcosa di più grave e serio. Una protesta "senza testa", seppur mossa da innegabili ragioni, può sfociare in violenta ribellione e caos. Può liberare la strada a frange estremistiche pronte alla strumentalizzazione e a far danno. E questo sarebbe il definitivo fallimento di una lotta per il bene comune. Un film vecchio e già visto.
Per questo, occorre prima di tutto stabilire la rotta da seguire. Mettere nero su bianco una linea programmatica su cui convenire. Se è vero che questa battaglia non é solo di alcune categorie, ma è di tutta la parte sana di questa Sicilia, l'apporto "intellettuale" dei cittadini - di tutti, dal pescatore al professore - non può e non deve mancare. Immagino uno straordinario laboratorio Culturale e Politico a cielo aperto. 
Una gigantesca "agorà partecipata"articolata in varie assemblee-distretti, nelle piazze, da Trapani a Siracusa, che lavori attivamente nella redazione di una "Costituzione dei cittadini", di un documento popolare di rivendicazione che contenga delle proposte concrete e innovative sulle tematiche più rilevanti: ambiente, cultura, lavoro, servizi, tassazione. Sarebbe il primo storico atto normativo frutto di un vero e proprio cantiere di democrazia diretta, pura emanazione del popolo, da presentare ai governi nazionale e regionale che sarebbero chiamati a discuterne nelle sedi istituzionali. Le idee, prima dei forconi e dei numeri, sono la vera forza d'urto. 
Così io immagino la Rivoluzione.

18/01/2012
Gianmarco Catalano

lunedì 16 gennaio 2012

CRISI, DALLA SICILIA PARTE LA PROTESTA DEL MOVIMENTO DEI FORCONI.

Gli “indignati” di Sicilia hanno rispolverato un’icona di chi lavora la terra: il forcone. In Trinacria è diventato il simbolo di un movimento di agricoltori che vuol far sentire la propria voce. Quelli dei forconi sono assolutamente determinati. Perché non hanno più nulla da perdere. Le loro aziende agricole sono in default. Quello che producono non genera più profitto, è solo un costo. Arance e pomodori, grano e zucchine non hanno più valore. I prezzi al mercato ortofrutticolo sono alterati dalla globalizzazione, dalla grande distribuzione, da prodotti importati spacciati per locali. Un chilo di limoni ormai si vende a meno di 30 centesimi di euro. Trasportarlo su un tir che va al Nord costa più del doppio. 


L’economia agricola, che nell’isola coinvolge un milione di persone, è al tracollo. La domanda dei “forconi” è semplice: che succede se in Sicilia l’agricoltura si ferma? Se la rabbia degli agricoltori si unisce a quella dei trasportatori? L’alleanza tra i forconi, i trattori e i tir forse stavolta farà la differenza. Gli autotrasportatori dell’Aias hanno aderito alla protesta e si fermeranno. La scommessa è quella di riuscire a trasformarsi in “una forza d’urto”. Cinque giorni di mobilitazione a partire da domani, lunedì 16 gennaio. In strada agricoltori, pastori, autotrasportatori, commercianti, pescatori, commercianti. Tutti insieme per chiedere la defiscalizzazione dei carburanti e dell’energia elettrica, l’utilizzo dei fondi europei per lo sviluppo per risolvere la crisi dell’agricoltura e il blocco delle procedure esecutive della Serit, l’agenzia siciliana di riscossione dei tributi.


“Occuperemo luoghi strategici e simbolici in tutta la regione: snodi autostradali, porti, raffinerie, aeroporti, banche e sedi della Serit”, annuncia Mariano Ferro, 52 anni, che ha smesso di coltivare ortaggi in serra ed è uno dei leader della protesta dei forconi. “Vogliamo scrivere una pagina nella storia della Sicilia. Siamo stanchi di false promesse. Della politica che non dà risposte. Vogliamo che la gente torni a manifestare la sua indignazione e la sua voglia di cambiamento. E che il governo di Palermo ci ascolti”. Ferro è di Avola, fino a qualche anno fa uno dei centri agricoli più ricchi della provincia di Siracusa. Per chi ha memoria anche luogo di una pagina triste, passata alla storia come i “fatti di Avola”: era il 2 dicembre del ’68, la polizia sparò su un blocco stradale di braccianti agricoli in sciopero, 48 feriti e due morti.


15/01/2012
Renata Storaci

venerdì 13 gennaio 2012

IL BERLUSCONI DI SICILIA

Un video, risalente al 2008 e tratto dalla trasmissione televisiva "AnnoZero", che illustra l'attuale giornalismo siciliano, uno di quei casi che dimostra il deficit di libertà di informazione e del pluralismo televisivo. Con l'avvento del digitale terrestre in Sicilia la situazione non è affatto migliorata: "Telejato", di proprietà di Pino Maniaci, attivista nella lotta alla mafia, sta chiudendo i battenti. Chiamasi questo giornalismo...
Federico Tringali

lunedì 9 gennaio 2012

PERO', AD AUGUSTA, NON NASCERA' PIU' NESSUNO.

Governo sordo e imperturbabile, governo cieco.

Nega l'evidenza, con  disarmante leggerezza 
fa ciò che non dovrebbe. 


E' il governo Siciliano. 
FGV 



Augusta, Giugno 2010


Dalla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana in data 5.1.2012, pag. 49 e segg.: Decreto Assessore alla Salute del 2 dicembre 2011 "riordino e razionalizzazione della rete dei punti nascita". I PUNTI NASCITA NELLA PROVINCIA DI SIRACUSA SONO TRE: SIRACUSA, AVOLA, LENTINI.
Non credo ci siano commenti da fare. V.I.
Augusta, Gennaio 2012

giovedì 22 settembre 2011

OSPEDALE MUSCATELLO. LETTERA APERTA ALLA VIGILIA DELLA MANIFESTAZIONE DEL 27/09.


Una necessaria premessa: nessun desiderio di polemica ma solo alcune domande e qualche riflessione da parte di cittadini che osservano accorati e con estrema preoccupazione l’evolversi del problema “Ospedale Muscatello”.Se poi qualcuno volesse per forza polemizzare, sappia sin d’ora che non troverà sponda e dovrà farlo da solo, magari guardandosi allo specchio.Allora, a che punto siamo con l’ospedale? Una cosa è certa: siamo al punto di partenza. Nonostante manifestazioni, cortei, scioperi, riunioni ed incontri siamo esattamente al punto di partenza, per ammissione stessa di chi sta guidando il cd. Nuovo Comitato e gestendo le relative iniziative di lotta.Infatti ad oggi non una sola virgola del famigerato decreto “Russo” è stata modificata e il provvedimento, nonostante sorrisi e assicurazioni, sta producendo uno dopo l’altro tutti i suoi effetti; nessuno dei quali favorevole ad Augusta ed ai cittadini del suo comprensorio. Paradossalmente l’unica novità è che non ci sono novità e non vale obiettare, ad esempio, che in Ostetricia è arrivata una valente professionista di cui si dice un gran bene: di certo se il reparto verrà trasferito, così come previsto, nulla vieterà il suo spostamento ad altra struttura. D’altronde quale impegno formale -scritto e sottoscritto per intenderci- è stato assunto dall’Assessorato? E anche le timidissime aperture formulate nella Prefettura di Siracusa (inutile dire che la riunione è stato il trucco più vecchio del mondo per far allentare la tensione dei manifestanti) hanno riguardato aspetti che, come si suole dire, non fanno cubatura; cioè non incidono sull’essenza vera del problema nonostante tutti i successivi e quanto mai inopportuni proclami trionfalistici se è vero, come è vero, che dopo appena un mese dallo sciopero del 30 maggio (a proposito, quali categorie scioperarono? Quale coordinamento ci fu con le Organizzazioni sindacali e con le rappresentanze sociali?) si sentì l’esigenza di convocare la mega assemblea del 2 luglio e non si sa quante altre riunioni di minor tono. Ed ora, dopo l’estate, viene programmata l’ ennesima manifestazione visto che, a quanto pare, non vi sarà neppure l’agognato incontro con il Governatore Lombardo. Sembra dunque lecito, dando per scontati l’impegno e la buona volontà del Comitato e dei suoi componenti, porsi le seguenti domande:1. abbiamo, tutti, capito il vero problema posto dalla sciagurata politica Lombardo/Russo?2. il Comitato ha saputo rappresentare efficacemente alla controparte le esigenze e le posizioni degli Augustani oppure si è soffermato su aspetti, che per quanto importanti, restano decisamente marginali rispetto al problema fondamentale?3. le iniziative adottate, e non solo dal Comitato, sono state adeguate ed idonee?4. questa ulteriore protesta del prossimo 27 è conveniente per gli interessi dei cittadini e, soprattutto, si inquadra in una strategia definita e produttiva o continuiamo in una sorta di gioco alla “dilettanti allo sbaraglio”? Con il tono più pacato possibile crediamo che le risposte debbano essere negative poichè: 
1. si continua a dire, peggio, a far intendere agli Augustani che il problema sta nel trasferimento di Ostetricia, Ginecologia, Pediatria e Psichiatria (che, peraltro, non entra nel computo dei 120 posti letto minimi per l’esistenza di un ospedale) quando invece tutto ruota sulla decisione di “rifunzionalizzare” il Muscatello, cioè di trasformarlo -magari un po’ alla volta per non allarmare la cittadinanza- da struttura per acuti in struttura per lungodegenti; 
2. di conseguenza tutti gli sforzi sono stati diretti a contrastare un “ridimensionamento” che, considerato quanto appena detto, ha un significato del tutto trascurabile di fronte al pericolo ben più grave; morale, l’assessore ed i suoi collaboratori hanno avuto facile buon gioco nel far tante chiacchere e nulla di concreto; 
3. visti i risultati, è di tutta evidenza che impegno, buona volontà e passione (che talora hanno dato anche l’impressione di essere abilmente sfruttati per ben altre finalità) si sono esauriti in una visione non organica del problema ed in una arruffata progettualità organizzativa che hanno inevitabilmente trasformato il movimento in una sorta di armata Brancaleone incapace di conseguire risultati per quanto minimi; 
4. di conseguenza anche la manifestazione del 27 appare essere figlia dello stesso inutile e del tutto sterile sistema che abbiamo sin qui analizzato. 
Dunque, è conveniente continuare a battere le stesse vie che si sono chiaramente dimostrate improduttive e che, per quanto è dato percepire con sempre maggiore insistenza, stanno stancando gli Augustani spegnendone speranze ed illusioni? Per questi motivi, con serenità vorremmo invitare tutti a fermarsi per riflettere e possibilmente a riprendere i fili di un discorso, certo difficile, che cancelli le molte -troppe- isterie che assai spesso hanno diviso e non unito; un discorso consapevole condotto con competenza e senza urla scomposte nel quale ciascuno svolga esclusivamente il proprio ruolo -di proposizione o istituzionale- senza deleterie frammistioni o sovrapposizioni.Un invito fatto, come si dice, a cuore in mano da uomini di buona volontà ad uomini di buona volontà.
Enzo Inzolia, Enzo Cannavò, Domenico Fruciano, Alessandro Pinacchi, Gino Briganti
Fonte: GiornalediSiracusa.it

lunedì 26 aprile 2010

COME SALVARE IL MUSCATELLO. RIUNIONE IL 27 APRILE A PALAZZO SAN BIAGIO

Comitato cittadino a salvaguardia dell’Ospedale di Augusta e per la tutela del diritto alla salute: Tribunale per i Diritti del Malato, Movimento Difesa del Cittadino, Misericordia, Fratres, Associazione Coma Vigile, AVULSS, AVIS, , l’Altra Augusta, Consiglio Comunale di Augusta, Giunta del Comune di Augusta, CGIL, CISL, UIL, UGL, ANAAO-ASSOMED.

Augusta, 25 aprile 2010

L’Assessore Regionale della Sanità ha emanato un decreto, non ancora pubblicato, che penalizza fortemente l’Ospedale di Augusta in quanto prevede una drastica riduzione dei posti letto e la soppressione dei reparti di Pediatria, di Ostetricia e di Psichiatria, senza tenere così conto delle reali esigenze del territorio.

Prima di adottare tale importante provvedimento di programmazione sanitaria avrebbe dovuto essere acquisito il parere dei Sindaci della Provincia, così come previsto dalla normativa vigente e come lo stesso Assessore aveva personalmente assicurato al Sindaco di Augusta nel corso di un incontro a Palermo con una delegazione del Comitato cittadino.
Invece, l’Assessore ha emanato il decreto, in violazione della legge e degli impegni assunti, senza che il Sindaco di Augusta abbia avuto la possibilità di esprimere in merito il necessario parere.

Nonostante il decreto non sia ancora stato pubblicato, L’Azienda Sanitaria Provinciale di Siracusa sta già predisponendo gli atti che porteranno a breve al depotenziamento ed alla progressiva chiusura del Presidio Ospedaliero “Muscatello” di Augusta.

Il Direttore Generale dell’Azienda ci ha, infatti, comunicato che intende trasferire i poliambulatori ed i Servizi territoriali nei locali del nuovo padiglione, considerato che i 146 posti che erano stati assegnati all’Ospedale non verranno attivati e che l’Ospedale verrà ridimensionato.

Questa programmazione è in evidente contrasto con la attuale Normativa Regionale in materia di sanità ed in particolare con quanto previsto dall'art.6 della LR 5 del 2009, che prevede risorse aggiuntive per gli Ospedali delle aree industriali.

Malgrado le rassicurazioni nel tempo ricevute da buona parte della deputazione della Provincia di Siracusa, riscontriamo quindi nuovamente concreti rischi per la effettiva futura esistenza dell’Ospedale di Augusta: Ciò ci costringe al ritorno ad un più alto livello di attenzione e di preoccupazione per difendere il diritto ad una adeguata assistenza sanitaria degli abitanti di questo territorio nevralgico della Provincia di Siracusa al centro del vasto bacino industriale e militare in cui si produce quasi il 50% del Prodotto Interno Lordo dell’intera Provincia.

Per discutere delle iniziative di protesta e di mobilitazione in difesa del diritto alla salute è convocata una importante e urgente riunione del Comitato Cittadino martedì 27 aprile 2010, alle ore 18,30 nei locali di Palazzo S. Biagio ad Augusta.


Comitato cittadino
per la tutela del diritto alla salute

mercoledì 24 febbraio 2010

MUSCATELLO: LA CLASSE POLITICA CHIAMATA A VIGILARE

Comitato cittadino a salvaguardia dell’Ospedale di Augusta e per la tutela del diritto alla salute: Tribunale per i Diritti del Malato, Movimento Difesa del Cittadino, Misericordia, Fratres, Associazione Coma Vigile, AVULSS, AVIS, Consiglio Comunale di Augusta, Giunta del Comune di Augusta, CGIL, UIL, UGL, ANAAO-ASSOMED, AAROI.


Augusta, 22 febbraio 2010


Ministro Stefania Prestigiacomo

Assessore alla Sanità
Regione Siciliana

Direttore Generale
Azienda Sanitaria Provinciale di Siracusa

Sindaco del Comune di Augusta

Sindaco del Comune di Melilli

Onorevoli
Mario Bonomo
Giambattista Bufardeci
Roberto De Benedictis
Giuseppe Gennuso
Pippo Gianni
Bruno Marziano
Vincenzo Vinciullo



In questi giorni l’Assessorato Regionale alla Sanità sta valutando il piano di riordino della rete ospedaliera della Provincia di Siracusa predisposto dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Siracusa.

Nella definizione di tali atti l’Assessorato alla Sanità e l’Azienda Sanitaria Provinciale dovranno rispettare le disposizioni della Legge n. 5 del 14 aprile 2009 di riordino del servizio sanitario regionale in merito alle risorse aggiuntive per la tutela sanitaria dei cittadini delle aree industriali ad alto rischio ambientale, quale quella di Augusta, Priolo e Melilli.

Per il Presidio Ospedaliero di Augusta, ad oggi, risulta individuata dagli Organi preposti, con relazioni tecniche motivate di seguito riportate, la necessità di prevedere 146 posti letto (114 per acuti e 32 per post-acuti) suddivisi nelle seguenti Unità Operative: Medicina Interna; Chirurgia Generale ad indirizzo Oncologico; Ostetricia e ginecologia; Pediatria; Otorinolaringoiatria; Psichiatria; Oncologia; Otorinolaringoiatria: Cardiologia con Unità di Terapia Intensiva Coronarica.

Tale numero di posti letto appare ancora sufficiente a consentire una gestione che, rispettando criteri di efficacia, di efficienza e di economicità, possa garantire i bisogni di salute delle popolazioni residenti.

Si precisa, in merito, che l’Assessorato Regionale alla Sanità ha recentemente elaborato una bozza delle “Linee guida per l’adozione dell’Atto Aziendale” che prevede la presenza della figura apicale di Direzione medica di Presidio soltanto nei plessi ospedalieri con un numero di posti letto superiore a 140, creando in tal modo una sorta di “spartiacque” dimensionale tra Presidi Ospedalieri.

E’ importante, pertanto, che l’assegnazione di 146 posti letto (appena superiore quindi al limite dei 140) al Presidio di Augusta venga confermata.

Di seguito viene sinteticamente descritto l’iter che ha portato all’individuazione di 146 posti letto per il Presidio Ospedaliero di Augusta.

In data 12 giugno 2009, il Commissario Straordinario dell’AUSL 8 di Siracusa Dr. Franco Maniscalco aveva adottato la deliberazione n. 511 che prevedeva per l’Ospedale “E. Muscatello” di Augusta l’assegnazione di 153 posti letto, dei quali 121 per acuti e 32 per post-acuti (16 di riabilitazione e 16 di lungodegenza) e la presenza dei seguenti reparti: Medicina Interna, Chirurgia Generale ad indirizzo Oncologico, Ostetricia, Pediatria, Otorinolaringoiatria, Psichiatria, Oncologia e Cardiologia con Unità di Terapia Intensiva Coronarica.

Tale determinazione scaturiva dalla presa d’atto del verbale, del 27 maggio 2009, di una apposita Commissione interaziendale (AUSL 8 e Azienda Ospedaliera di Siracusa) per la rimodulazione della rete ospedaliera della Provincia di Siracusa.

La Commissione era costituita:
  • in rappresentanza dell’Azienda Ospedaliera Umberto I di Siracusa: dal Direttore Generale Dr. Alfredo Gurrieri, dal Direttore Amministrativo Dr. Raffaele Aliffi, dal Direttore Sanitario Aziendale Dr. Rino Iannì, dal Direttore Sanitario di Presidio Dr. Giuseppe D’Aquila, dal Responsabile della Staff Direzione Generale Dr. Ruggero Di Francesco;

  • in rappresentanza dell’AUSL 8 di Siracusa: dal Commissario Straordinario Dr. Franco Maniscalco, dal Direttore Sanitario Aziendale Dr. Salvatore Madonia, dal Direttore del Distretto Capofila di Siracusa Dr. Anselmo Madeddu, dal Direttore dell’U.O.C. Ospedalità Dr. Franco Ingala, dal Direttore Sanitario dell’Ospedale di Lentini Dr. Alfio Spina, dal Direttore Sanitario dell’Ospedale di Avola-Noto Dr. Rosario Di Lorenzo, dal Direttore Sanitario dell’Ospedale di Augusta Dr. Paolo Bordonaro.

Nell’elaborare la proposta la Commissione teneva conto: dei dati epidemiologici ricavati dalla Unità ReNCaM del RTP (Mortalità), dei dati epidemiologici ricavati dal Registro Tumori del RTP, dei dati epidemiologici ricavati dall’Atlante dei Ricoveri del RTP, delle caratteristiche socio demografiche e dei dati di contesto, delle norme sulle Aree ad elevato rischio industriale, dell’analisi dei criteri del tasso di occupazione.

Teneva altresì in considerazione che
Augusta è l’area della Provincia di Siracusa che fa osservare i più elevati tassi di incidenza di patologia tumorale, di malformazioni e di altre patologie cronico degenerative;
che il triangolo Augusta, Melilli e Priolo, una delle aree di sviluppo industriale più vaste d’Europa, è esposto a serissimi problemi di inquinamento dell’ambiente ed al pericolo di incidenti di rilevante gravità in quanto ospita, in una esigua porzione di territorio, una grande concentrazione di aziende chimiche e petrolifere: 5 Raffinerie di prodotti petroliferi, due Centrali ENEL, un Impianto di gassificazione e cogenerazione, una Fabbrica di magnesite, una Cementeria, un Depuratore di reflui industriali e civili ed un Cantiere Navale;
che Augusta è una delle tre aree ad alto rischio industriale della Sicilia nei confronti delle quali la Legge di riforma della Sanità Siciliana n. 5 del 14 aprile 2009 prevede espressamente lo stanziamento di risorse aggiuntive.

Successivamente il D.A. n. 1.150 del 15.06.2009 istituiva per l’ASP di Siracusa due distretti ospedalieri individuati come SR1 (presidi ospedalieri di Siracusa, Avola e Noto) e SR2 (presidi ospedalieri di Lentini e di Augusta).

Per il distretto SR2 il citato decreto riduceva a n.230 i posti letto per acuti (n.190 ordinari e n.40 DH) e prevedeva l'accorpamento dei presidi di Augusta e Lentini.

Si prospettava, pertanto, la necessità di rivedere la precedente proposta. A tal fine l’Azienda istituiva un gruppo di lavoro con il compito di individuare i posti letto e le Unità Operative da assegnare al Distretto Ospedaliero SR 2 Augusta – Lentini.

Il gruppo di lavoro era costituito: dal Dott. Salvatore Madonia, Direttore Sanitario AUSL 8-Siracusa; dal Dott. Paolo Bordonaro, Direttore Sanitario del P.O. Augusta; dal Dott. Alfio Spina, Direttore Sanitario P.O. Lentini; dal Dott. Salvatore Nigroli, in rappresentanza del Direttore Distretto di Lentini; dal Dott. Sebastiano Vitale, Direttore Amministrativo del P.O. Augusta; dal Dott. Aurelio Saraceno, Direttore del Distretto di Augusta.

I lavori del gruppo di studio avevano termine a fine luglio 2009. La proposta elaborata veniva formalmente condivisa dal Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Umberto I di Siracusa dott. Alfredo Gurrieri e dal Commissario Straordinario dell’AUSL 8 Dr. Franco Maniscalco (che successivamente in qualità di Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Siracusa prendeva nuovamente atto, con specifica deliberazione dell’ASP, della proposta formulata).

Ai due Presidi venivano assegnati i seguenti posti letto:
Posti letto P.O Augusta
Acuti: 114
Post acuti: 32
TOTALE: 146

Posti letto P.O. Lentini
Acuti: 116
Post acuti: 32
TOTALE: 148

Totale Acuti: 230
Totale Post acuti: 64
Totale TOTALE: 294

Nel Presidio Ospedaliero di Augusta si prevedevano le seguenti Unità Operative con posti letto:
Medicina Interna
Chirurgia Generale ad indirizzo Oncologico
Ostetricia e ginecologia
Pediatria
Otorinolaringoiatria
Psichiatria
Oncologia
Cardiologia con Unità di Terapia Intensiva Coronarica

La distribuzione dei posti letto e delle Unità Operative tra i due presidi di Augusta e Lentini teneva conto:
Della distanza di circa 35 chilometri tra i due Presidi
Della presenza nel bacino di utenza del Presidio di Augusta del maggior polo petrolchimico d’Europa, del Porto Commerciale e Militare di Augusta, della Base Navale sede del Comando Militare Marittimo di Sicilia (MARISICILIA), dell’Arsenale Militare di Augusta, di una importante Casa di Reclusione
Della presenza nel bacino di utenza del Presidio di Augusta di circa 10.000 persone non residenti (in virtù degli insediamenti presenti) in aggiunta ai 68.000 residenti;
Degli indici occupazionali e di operatività delle Unità Operative attivate;
Degli indici di migrazione intraregionale;
Degli indici di mortalità per infarto ad Augusta, laddove la Cardiologia è stata istituita da oltre 25 anni, che sono i più bassi rispetto a tutta la Provincia di Siracusa;
Del numero di nascite nel bacino Augusta-Lentini nell’anno 2008: n. 1.138 nascite (di cui n. 658 nel bacino di Augusta e n. 480 nel bacino di Lentini).

Da quanto sopra detto si evidenzia come il percorso di individuazione dei posti letto per il Presidio di Augusta, che rispetta le prescrizioni di cui al D.A. n. 1.150 del 15.06.2009, è stato complesso, condiviso ed adeguatamente motivato.

Ragionevolmente, pertanto, all’Ospedale di Augusta dovrebbe essere assegnato un numero di posti letto superiore a 140 e le previste Unità Operative.

Si chiede, tuttavia, agli Esponenti politici in indirizzo, al fine di evitare inaspettate sgradite sorprese, ovvero recriminazioni postume che certamente non sarebbero tollerate dalle popolazioni locali dopo le reiterare assicurazioni pervenute in questi mesi, di vigilare sull’operato dell’Assessorato Regionale alla Sanità e dell’Azienda Sanitaria Provinciale, affinché le decisioni che dovranno essere prese nei prossimi giorni tengano nella giusta considerazione le legittime aspettative degli abitanti di questo territorio e la necessità di garantire in questo bacino di utenza di rilevanza regionale e nazionale adeguate strutture sanitarie.

Comitato cittadino
a salvaguardia dell’Ospedale di Augusta
e per la tutela del diritto alla salute
(Il portavoce Giuseppe Vaccaro)

mercoledì 1 aprile 2009

MUSCATELLO DI AUGUSTA. NUOVO ALLARME

ECCO IL COMUNICATO STAMPA

Comitato cittadino a salvaguardia dell’Ospedale di Augusta e per la tutela del diritto alla salute: Tribunale per i Diritti del Malato, Movimento Difesa del Cittadino, Misericordia, Fratres, Associazione Coma Vigile, AVULSS, AVIS, Consiglio Comunale di Augusta, Giunta del Comune di Augusta, CGIL, CISL, UIL, UGL, ANAAO-ASSOMED, AAROI.

Augusta, 30 marzo 2009


Con deliberazione n. 256 del 26 marzo 2009 l’A.U.S.L. n. 8 di Siracusa ha riorganizzato e rimodulato gli ospedali di Augusta, Avola-Noto e Lentini.


La proposta “tecnica” dell’Azienda dovrà essere ora esaminata dalla conferenza dei Sindaci.


La deliberazione prevede un numero di posti letto per acuti pari a 52 per l’Ospedale “E. Muscatello” di Augusta, a 147 per l’Ospedale di Lentini e pari a posti 191 per l’Ospedale di Avola-Noto.


Rispetto alla precedente programmazione di cui al Decreto Assessoriale n. 810 del 2003 si determinerebbe, quindi, nella zona nord della Provincia di Siracusa un aumento di 11 posti letto per acuti per l’Ospedale di Lentini ed una diminuzione di 90 posti letto per acuti. per l’Ospedale di Augusta.


Inoltre per l’Ospedale di Augusta viene prevista la soppressione dei Reparti di Pediatria, di Ostetricia ed inoltre l’assegnazione di un numero ridicolo di posti letto per il Reparto di Medicina pari a 7 (sette) e per il reparto di Chirurgia, pari a 6 (sei).


Di fatto, quindi, con questa deliberazione, vengono create le premesse per la chiusura, in tempi brevi, dell’Ospedale “Muscatello”. Ciò, nonostante le assicurazioni sulla salvaguardia ed il potenziamento dell’Ospedale di Augusta espresse da importanti esponenti politici di tutti gli schieramenti.


Considerato che la proposta dell’AUSL 8 di Siracusa non è supportata da adeguate motivazioni e non tiene conto delle norme di tutela sanitaria per i cittadini delle aree industriali ad alto rischio ambientale, previste anche dalla Legge Regionale 248 di riordino del Servizio sanitario regionale del 25 marzo 2009, è necessario adoperarsi per una sua immediata revoca. 


In relazione a quanto sopra, per stabilire le iniziative da intraprendere, è indetta una riunione del “Comitato cittadino a salvaguardia dell’Ospedale di Augusta e per la tutela del diritto alla salute”, per venerdì 03 aprile 2009, alle ore 18,30 nei locali della sala “Liggieri” di palazzo “S. Biagio”.


Considerata l’importanza dell’argomento si invitano tutti gli esponenti politici, le Organizzazioni Sociali e di Volontariato, le Organizzazioni Sindacali, gli Studenti, i rappresentanti dei Club Service, e tutta la cittadinanza a partecipare. 


Comitato cittadino

a salvaguardia dell’Ospedale di Augusta

e per la tutela del diritto alla salute

(Il portavoce Giuseppe Vaccaro)

lunedì 7 luglio 2008

TEATRO GRECO DI SIRACUSA A PRIVATI?

ECCO IL COMUNICATO STAMPA DI NATURA SICULA.
“Chi vuole comprare il teatro Greco di Siracusa?”. Sembra questa la proposta dell'assessore regionale ai Beni culturali Antonello Antinoro.
Dopo aver appreso la notizia, sono rimasto semplicemente esterrefatto, per cui, in qualità di presidente della sezione di Siracusa di una associazione naturalistica e culturale (Natura Sicula onlus), non posso starmene in silenzio.
Privatizzare i più bei monumenti della Sicilia, tra cui anche il Teatro Greco di Siracusa, è una proposta che va subito rigettata.
I beni culturali della nostra città non appartengono solo alla Sicilia o all’Italia, ma sono patrimonio di tutta l’Umanità.
Affidare a imprenditori la gestione dei beni culturali, esclusivamente allo scopo di poter fare “cassa”, potrebbe comportare conseguenze disastrose e irrimediabili.
Innanzitutto, questa idea, falsamente innovatrice, apparirebbe ai cittadini come una rinuncia da parte dell’Ente Pubblico al proprio dovere di difendere, tutelare e promuovere i beni culturali e ambientali che appartengono a tutti.
Infatti, come detta la Legge regionale n. 80 del 1977 “Norme per la tutela, la valorizzazione e l’uso sociale dei beni culturali ed ambientali della Regione Siciliana”, l'obiettivo della Regione non è soltanto quello della tutela e della conservazione del patrimonio storico-artistico dell’Isola, ma è anche quello di favorire la loro fruizione sociale, in quanto “bene” collettivo.
Inoltre, il Teatro Greco di Siracusa, così come tutti gli altri siti archeologici e ambientali siciliani di incommensurabile valore, non può e non deve essere ceduto a privati, perché necessita di una gestione che va ben oltre le logiche di profitto, in quanto richiede una continua cura che i privati non possono garantire.
In verità, quale soggetto privato si addosserebbe i bisogni della collettività?
Risulta difficile credere che la gestione privata di questi preziosi “gioielli” garantisca la reale salvaguarda e la fruizione pubblica. Anzi, attualmente, accade spesso che la gestione da parte di privati di specifici servizi lasci molte persone insoddisfatte.
Inoltre, un cattivo uso di questi beni rischierebbe di compromettere seriamente la conservazione e l'integrità di questi beni, facendo progressivamente perdere il proprio valore archeologico, storico, artistico, culturale, ambientale e turistico. L'afflusso non regolato ai siti e ai palazzi, le concessioni d’uso improprie o non adeguatamente controllate, l’esercizio di servizi a scopo di lucro e la creazione di eventi per attirare i visitatori, sono a volte pericolosi per l'integrità dei beni.
Per evitare tutto ciò, occorre che la Regione con il più alto numero di dipendenti (circa 20 mila) definisca, facendo operare al meglio i propri dipendenti, un serio progetto di valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale siciliano.
Bisogna salvaguardare non solo i beni culturali, intesi come beni monumentali o archeologici, ma anche i nostri tesori paesaggistici e ambientali, spesso sottovalutati, per valorizzare al massimo il turismo nel nostro territorio.
A tale scopo, rivolgo un appello in particolare all’Assessore regionale al Turismo, Giambattista Bufardeci, già sindaco di Siracusa, al quale chiedo di agire con fermezza allo scopo di incrementare il turismo nella nostra città e in tutta la Sicilia, valorizzando i beni culturali e ambientali, e promuovendo la bellezza del paesaggio attraverso una politica seria di riqualificazione dell’intero territorio.
Siracusa, 4 Luglio 2008
Il presidente della sezione di Siracusa
Natura Sicula onlus
Fausto Campisi

giovedì 3 luglio 2008

INCENERITORE AD AUGUSTA. IL RISCHIO E' GRANDE

Il fermo NO al termovalorizzatore ad Augusta è stato un punto di forza della vittoria di Massimo Carrubba alle amministrative appena concluse. Oggi quel no infonde ilarità e preoccupazione, se affiancato alle recenti dichiarazioni del presidente della regione Raffaele Lombardo: "A breve la gara d'appalto per la costruzione dei termovalorizzatori di Paternò, Casteltermini, Palermo e Augusta saranno avviate e concluse". Dunque? C'è chi si ostina a difendere il termovalorizzatore come unica ragionevole forma di smaltimento dei rifiuti. O comunque non inquinante. E' invece provato scentificamente, vedi ultime dichiarazioni del CNR al riguardo, che il termovalorizzatore non fa altro che trasformare i rifiuti dallo stato solido a quello areiforme. Con liberazione di diossina nell'aria. Persino a Brescia, da molti idealizzata a perfezione dello smaltimento dei rifiuti, ogni lembo di terra è ricoperto di diossina. Con effetti non certo invidiabili. Ciò non toglie che il termovalorizzatore sia un'ottima alternativa alle discariche. Tuttavia è difficile per un augustano non opporsi alla costruzione di un impianto del genere nel nostro territorio. E non perchè gli augustani siano egoisti. Semplicemente perchè in termini di inquinamento ambientale, di tumori e di cancri hanno già dato e continuano a dare. Le acque del mare sono sature di mercurio, l'aria è respirabile solo a tratti. E dovremmo ancora caricare di materia inquinante la zona? Sarebbe un'ingiustizia difficile da sopportare. E la speranza è che la nuova amministrazione l0 manifesti. Passando per quel mare che c'è fra il dire e il fare. Non deludendo per l'ennesima volta gli augustani che l'hanno scelta per amministrare il bene comune. L'amministrazione comunale è responsabile della salute dei cittadini. E non è possibile, anzichè bonificare le aree inquinate, continuare a inquinarle. Le soluzioni ci sono; basta trovarle.