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lunedì 18 giugno 2012

IN FIN DI VITA IN CARCERE ISRAELIANO STELLA DEL CALCIO PALESTINESE


Eric Cantona, pubblicamente a sostegno di Mahmoud Sarsak.

Beit Sahour, 18 giugno 2012, Nena News - Mentre milioni di tifosi di tutto il mondo sono incollati agli schermi televisivi per seguire gli europei di calcio, c'è un giocatore della nazionale palestinese che giace morente su un letto d'ospedale all'interno di un carcere israeliano, sfinito da 92 giorni di sciopero della fame. Una giovane promessa del calcio che si sta lentamente spegnendo nell'indifferenza generale. Mahmoud Sarsak, 25 anni, molto probabilmente non potrà più tornare a correre in un campo da calcio. Quella che ha iniziato e sta portando avanti con tenacia e coraggio non è una battaglia qualsiasi: è una lotta per la vita e la dignità. Il giovane prigioniero palestinese, rinchiuso in un carcere israeliano da quasi tre anni, è entrato oggi nel suo 92° giorno di sciopero della fame per protestare contro l'ennesimo rinnovo della propria detenzione. 
La storia di Sarsak
Nato e cresciuto a Gaza, Sarsak ha scoperto da piccolo la passione per il pallone e già a 8 anni ha iniziato a giocare nella squadra della sua città natale, il Rafah Sport Club. Campi da calcio polverosi, sotto il suono delle bombe, in una prigione a cielo aperto. Eppure Mahmoud, con impegno e talento, ha pian piano guadagnato un posto nella nazionale di calcio palestinese ed è riuscito ad ottenere un permesso per poter uscire dalla Striscia di Gaza. Ha visitato l'Europa, il Nord Africa, altri paesi del Medio Oriente, sempre inseguendo la sua passione, il calcio. Ed è proprio per partecipare ad una partita di pallone che è stato arrestato. Il 22 luglio 2009, mentre si stava recando a Balata in Cisgiordania per un match nel campo profughi di Nablus, è stato bloccato dalle forze di occupazione israeliana presso il valico di Erez. Interrogato, maltrattato ed umiliato il 23 agosto 2009 il giovane calciatore ha ricevuto un ordine di detenzione sotto la "Legge dei Combattenti Illegali". 
Questa legge, approvata dalla Knesset nel 2002, è in realtà una misura illegale che, come la detenzione amministrativa in vigore in Cisgiordania, prevede l'incarcerazione a tempo indeterminato senza capi d'accusa né processo per "motivi di sicurezza". Mahmoud è stato accusato di essere affiliato con la Jihad Islamica, ma non sono mai state fornite prove a riguardo. Le autorità israeliane affermano di essere in possesso di file segreti che non sono stati resi noti né a Sarsak né al suo avvocato. Una tecnica di cui Israele fa troppo spesso uso per legittimare le detenzioni amministrative di migliaia di palestinesi. E così da quasi tre anni, di sei mesi in sei mesi, l'ordine di detenzione di Mahmoud è stato rinnovato. Il 19 marzo, per protestare contro l'ennesimo rinnovo e per chiedere di essere riconosciuto come prigioniero di guerra, il giovane palestinese ha iniziato a rifiutare il cibo. Con determinazione e forza d'animo ha portato avanti questa lotta anche dopo il 14 maggio quando oltre 1600 prigionieri palestinesi hanno posto fine alla sciopero della fame collettivo a seguito di un accordo siglato tra Israele ed il club dei prigionieri. 
L'accordo Un accordo che fin da subito ha rappresentato una vittoria a metà per chi aveva partecipato alla protesta: Israele non solo non ha accettato di porre fine alla pratica della detenzione amministrativa, ma inoltre fin dalla settimana successiva al patto, non ha rispettato molte clausole dell'accordo. "Dopo nemmeno dieci giorni dalla firma dell'intesa, Israele ha rinnovato la detenzione amministrativa ad almeno 30 prigionieri" ha denunciato Issa Qaraqaa, ministero degli affari dei prigionieri. Ed anche le condizioni d vita nelle carceri israeliani non hanno subito nessun miglioramento. Nel frattempo il quadro clinico di Mahmoud ha cominciato a peggiorare: disteso su un letto d'ospedale all'interno del carcere di Ramlah il corpo del giocatore si indebolisce ogni giorno di più. Secondo quanto riportato dall'associazione Medici per i Diritti Umani- Israele, Mahmoud soffre di aritmia, è soggetto a continui svenimenti e perdite di conoscenza, e ha subito una grande perdita di peso e del tessuto muscolare. 
Gli appelli E solo una settimana fa all'appello lanciato da parte delle associazioni a sostegno dei prigionieri politici, si è aggiunto anche quello del presidente della FIFA Sepp Blatter, il quale ha chiesto al Presidente dell'Associazione di Calcio Israeliana (IFA) Avi Luzon di fare pressione "con la massima urgenza" sulle autorità israeliane per le "allarmanti condizioni" in cui si trova Mahmoud Sarsak. Blatter ha deciso di rivolgersi all'IFA dopo aver ricevuto un rapporto in cui si dichiara che molti giocatori di calcio palestinesi sono "detenuti illegalmente dalle autorità israeliane" in violazione dei diritti umani e del giusto processo. 
Il 14 giungo anche la Palestine Football Association ha lanciato un appello. In una lettera indirizzata al presidente UEFA, l'ex calciatore francese Michel Platini, il presidente della Federazione Palestinese, Jibril Rajoub, ha espresso la preoccupazione sua e di tutta la popolazione per la sorte di tre giocatori: oltre a Sarsak, il portiere della squadra olimpica Omar Abu Rois e il giocatore del Ramallah, Mohammed Nimr. "Chiediamo di non riconoscere ad Israele l'onore di ospitare i prossimi Europei under 21, nel 2013". Un riconoscimento ad un regime di apartheid che sta lasciando morire un giovane atleta di 25 anni, Mahmoud Sarsak, da tre dietro le sbarre di una prigione senza conoscere il crimine commesso. 
Tuttavia ogni minuto che passa potrebbe essere fondamentale per la sopravvivenza di Mahmoud. Nessuno prima di lui ha resistito così a lungo. Ed in qualsiasi momento il fisico indebolito e stanco del giocatore potrebbe cedere.


Marta Fortunato

lunedì 13 febbraio 2012

ZAMBIA CAMPIONE D'AFRICA

Parentesi calcistica che ha risvolti anche sociali, se vogliamo: si tratta infatti della favola vissuta dalla Nazionale di calcio di uno dei Paesi più poveri al mondo, lo ZAMBIA. Ha infatti superato ai rigori la Nazionale ivoriana, forte di molti giocatori di esperienza ormai europea, aggiudicandosi la Coppa d'Africa per la prima volta nella sua storia; è un successo che da l'opportunità di sorridere a un popolo abituato alla miseria, rispetto agli standard dei Paesi sviluppati ma anche ad altri del Continente Nero. I volti dei giocatori, la loro tensione, le loro preghiere, i loro pianti di gioia e i festeggiamenti sono il chiaro segno di cosa voglia dire per loro quest'opportunità sportiva: salire calcisticamente sul tetto dell'Africa permette loro di riscattarsi in piccola parte dalle condizioni disastrose in cui versano. Nei loro festeggiamenti si legge una commozione che va al di là del mero aspetto della soddisfazione sportiva: ragazzi appartenenti a un popolo estremamente semplice e povero ottengono sul campo un risultato che vuol dire poco da un punto di vista economico o politico, ma tanto se si pensa alla carica di emotività che giocatori e tifosi hanno portato in Gabon & Guinea Equatoriale, per dimenticare, per qualche momento, le fatiche, le vere fatiche, della loro vita quotidiana.

Nicolò Vallone

domenica 23 agosto 2009

PIU' FIDUCIA PER LA PALLAMANO di Handball guy

La pallamano in Italia, da quando si è iniziata a praticarla, ha avuto la sfortuna di non essere mai considerata al livello di sport quali calcio, pallavolo o basket.

Nonostante sia una disciplina olimpica e in nazioni come Spagna, Germania, Croazia abbia una copertura mediatica a 360 gradi, qui in Italia non riesce a spiccare il volo.

I migliori risultati italiani ottenuti in questo splendido sport sono stati una partecipazione ai mondiali di Kunamoto in Giappone nel 1997, un argento e un bronzo in due edizioni dei Giochi del mediterraneo. Punto.

Una nazionale che tutt’oggi in Europa è considerata al livello di Malta nel calcio.

I problemi della pallamano siciliana hanno di certo un’origine ben più profonda e radicata, e la progressiva diminuzione di società che fanno attività agonistica ne è un sintomo preoccupante. Una crisi che ha visto scomparire piazze importanti dalla Pallamano che conta, e la “diaspora “ di persone che avevano contribuito a far crescere in maniera esponenziale il movimento. Tutto ciò ha influenzato sia il numero di campionati ( sia di serie che giovanili ) , che il livello tecnico delle manifestazioni, il quale registra un pauroso picco negativo.
Eppure non sono poi così lontani gli anni in cui la Sicilia poteva esprimere un movimento di prim’ordine sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo; basti pensare alla gloriosa Ortigia formata da atleti siciliani di alto livello (Fusina, Bronzo, Mauceri, Reale) che vinceva scudetti e otteneva risultati in coppa dei campioni. Da non dimenticare L’enna dei nazionali Biondo e dei fratelli Di Vincenzo, protagonisti in diversi campionati di A1.
La Sicilia è sempre stata fucina di talenti per la nazionale come Montalto, Fonti i quali hanno lasciato la loro terra per recarsi in squadre del Nord italia.

Ma oggi come si può convincere degli sponsor ad investire in un campionato dalla visibilità cosi approssimativa? Una partita a settimana su SKy sport se va bene, e poi?. Non stà meglio il settore giovanile maschile. L’Under 18 Nazionale sopravvive solo per un mero obbligo federale da parte delle squadre partecipanti alla serie A…che dire?

Oggi la pallamano in Sicilia sopravvive grazie ad alcune realtà , come l’Albatro SR di serie A d’ELITe e partecipante alla Challenge Cup, Il girgenti in serie A1 e poi altre formazioni di A2 vedi Enna , Alcamo , Marsala, S.Agata li battiati ecc…

domenica 10 maggio 2009

SFUMA IL SOGNO, MA SERVIRA' DA LEZIONE

La cavalcata della Virtus Augusta Basket alla promozione si è infranta ieri sera a Piazza Armerina in una partita dall'incredibile pathos. A dire NO ai sogni di gloria dei nostri ragazzi una compagine già qualificata in C 2 ma che ha dato battaglia come se stesse giocando la finale della vita: il Grottacalda Piazza Armerina. Un agonismo esasperato, forse imposto dal folto pubblico forse chissà, che ha probabilmente innervosito la giovane compagine augustana. Ma il punteggio finale, 75 a 69 per il Grottacalda, non riflette comunque la superiorità corale mostrata dai nostri ragazzi per tre quarti di partita in cui si è giunti pure ad un vantaggio di più 10. Poi il black-out totale. Un parziale con una passivo di meno 18 punti che nonostante un grande cuore è stato impossibile rimontare causa la giornata sì del play piazzese Gallerani. In definitiva abbiamo perso una partita senza neanche rendercene conto. In definitiva ci si potrebbe recriminare di non aver dato il massimo per tutti i 40 minuti della partita, ma c'è un rischio che non va assolutamente corso: quello di mandare al vento una stagione per una partita. In fin dei conti lo sport è questo: chi è più forte e fortunato vince, gli altri perdono. Ma se per 4 minuti abbiamo dimenticato di essere la Virtus Augusta Basket è impossibile dimenticare gli allenamenti di inizio settembre, le partite tiratissime vinte di un punto, una classifica guardata dall'alto per tre quarti della stagione. Non si può buttare al vento nulla di tutto questo perchè è oro colato per i più giovani, me compreso; lezione di vita da parte dei più esperti. E' innegabile quanto mi sia divertito e quanto sia cresciuto per ogni singolo allenamento, per ogni singola partita. E per questo, nonostante una mancata promozione e per un anno indimenticabile ringrazio tutti i miei compagni di squadra, i più e i meno fortunati, i dirigenti, e ultimo, ma soprattutto, il mitico coach Josè Motta. Complimenti a Gela e Piazza Armerina ma Noi restiamo sempre Noi e con un bagaglio d'esperienza in più. Grazie!
Fabrizio Vaccaro